Luigi ha ottant’anni, gli occhi scuri come la notte e rughe che scavano le guance arrossate. Ne ha viste e passate tante: la guerra, il boom economico, il terrorismo, gli anni ’80, il nuovo millennio. Sa che tutto scorre e tutto passa, prima o poi. Luigi s’informa, discute, s’infervora, brontola.

Luigi ha capito che Berlusconi tra non molto se ne andrà. E per lui, vecchio socialista deluso e ammuffito, è una bella soddisfazione: troppe promesse vane, troppe parole al vento, troppi nani e ballerine per i suoi gusti. Ma non capisce l’euforia dei suoi vecchi compagni, di suo figlio, dei suoi nipoti. Perché Luigi sa che Berlusconi passerà, ma i problemi restano.

Luigi è stanco, ne ha viste troppe. Non sa come andrà a finire, ma pensa che l’Italia, il suo Paese che ne ha passate tante, potrà risollevarsi. Ma solo capendo che non basta cambiare Presidente per costruire un Paese normale. Servirà tempo, fatica e dolore. Guarda con i suoi occhi scuri come la notte i suoi nipoti davanti alla tv.

Dopo Berlusconi, c’è ancora tanta strada, prima della fine della tempesta.

Pubblicato su Giornalettismo

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