L‘Italia detiene il primato delle morti sul lavoro, nonostante il testo unico sulla sicurezza riformato nel 2008 dal ministro Sacconi. Una riforma che per molti rende l’organizzazione delle verifiche e dei controlli troppo blanda, mentre per Sacconi ha il pregio di aver abolito inutili “lacci e lacciuoli” formali, concentrandosi sulla sostanza. Grandi polemiche, poi – come spesso accade in Italia – il silenzio, mentre la gente ha continuato a morire.

Ora l’Europa ha avviato una procedura contro l’Italia su quel testo. Tra i punti contestati, il meccanismo di verifica (e conseguente responsabilità) che regola la vigilanza sulla sicurezza e l’attivazione dei controlli, che Sacconi ha tolto all’ispettorato del lavoro e alla magistratura, affidandolo ad un organismo paritetico composto dalle “associazioni datoriali più rappresentative”.

Esatto: in Italia sul rispetto delle norme per la sicurezza da parte dei datori di lavoro vigilano le associazioni dei datori di lavoro. Come se l’arbitro di Milan-Inter fosse il presidente del Milan, se chi fa le leggi sulla corruzione fosse un imputato per corruzione. O come se l’ex ministro della sanità fosse il marito della direttore generale di Federfarma. Raffinatezze italiane, l’Europa non può capire.

Non siamo noi ad essere fuori dall’Europa. Sono gli europei a non essere abbastanza italiani.

Pubblicato su Giornalettismo

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