Soffia il vento mentre Calogero Crapanzano guarda fuori dalla finestra. Una lacrima riga il suo viso. Calogero, maestro in pensione, 4 anni fa ha ucciso il figlio Angelo, 27 anni, affetto da autismo. Condannato a nove anni di carcere, ora ha ottenuto la grazia dal Presidente Napolitano. “Non un dramma della follia, ma un dramma della malattia”.

Calogero, sua moglie ed Angelo hanno fatto una vita d’inferno: reazioni inconsulte, botte, esasperazioni. Capita a molte famiglie che affrontano questa malattia. Ma non per questo la giustizia è stata benevola con Calogero, ma perché in quei 27 anni d’inferno le istituzioni non hanno fatto nulla per la famiglia Crapanzano, tranne la saltuaria prescrizione di qualche psicofarmaco. Anche questo capita a molte famiglie che affrontano questa malattia.

Ecco perché la condanna lieve e ora la grazia: l’Italia, matrigna con i figli più bisognosi, per senso di colpa, concede loro il perdono. Nella sentenza il giudice ha scritto: “In quale modo si tutela l’integrità delle famiglie che da questo male vengono travolte? La risposta, triste e disarmante, è purtroppo quella che implica l’assenza: nulla”.

Già. A Calogero non serviva una tardiva clemenza, che comunque lascia l’amaro in bocca per quella vita spezzata. Ma una concreta assistenza quando Angelo era ancora su questo mondo.

Famiglie sole, figli soli, genitori soli. Un pianto senza lacrime riga il viso. Fuori, il vento continua a soffiare.

Pubblicato su Giornalettismo

Annunci