Tanto tempo fa, quando eravamo studentelli imberbi, avremmo votato volentieri per un partito che non c’era: il partito viola, “viva la fica e abbasso la scuola”. Poi siamo cresciuti ed anche imbiancati, chi più chi meno. Tutti meno uno, beato lui. Che tra un bunga bunga e un altro, a tempo perso, è diventato pure presidente del Consiglio.

E che, tra una battuta e l’altra, un legittimo impedimento e un altro, una legge ad personam e un’altra ha arricchito con la sua presenza la storia della politica italiana. Ora propone l’ennesimo nuovo partito. Il terzo, il quarto, chissà, s’è perso il conto. In inglese sarebbe “Go pussy” e in francese “Allez Minette”. Senza offesa per nessun consigliere regionale, quando si dice nomen omen.

Per carità, scherzava: non c’è da indignarsi, né da sorridere, far spallucce e dire: “il solito Silvio”. Solo sprofondare nella tristezza pensando a quanti esperti di marketing avranno lavorato per questa strepitosa innovazione comunicativa del nostro presidente, quello che dovrebbe preoccuparsi dei problemi dell’Italia. Ovvero, ritornare adolescenti, o meglio infantili: una folle corsa verso la regressione totale.

Dopo la cugina del tortellino, resta ancora l’ultimo passo: una conferenza stampa per annunciare il decreto sviluppo condita da rutti, peti e via pierinando. Chissa e almeno allora saremo arrivati alla fine.

Pubblicato su Giornalettismo

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