Giacomo cammina verso casa che è notte, dopo 10 ore di lavoro. E’ disoccupato da due anni, ma continua a lavorare. In nero. Uno dei tanti, più di uno ogni dieci. Giacomo ha sentito qualcuno alla tv dire che però le cose vanno meglio: vent’anni fa i lavoratori in nero erano più di 3 milioni (il 13,4 per cento del totale), adesso sono “solo” 2 milioni e mezzo.

Giacomo dà un calcio a un sasso. E pensa che dove lavora una volta in nero erano in 7, adesso sono in 4. Ma prima erano ragazzini, andavano e venivano, un mese e poi via, cambiavano e ne venivano altri. Adesso i ragazzini non li prendono proprio, e in nero sono rimasti i regolari di un tempo, lui e i suoi compagni. Padri di famiglia. E l’Istat dice infatti che il lavoro nero in vent’anni è aumentato; la quota delle unità di lavoro irregolari  è cresciuta dall’ 11,3 al 12,3 per cento.

Giacomo ricorda che avevano detto “più lavoro per tutti”, che dicevano che le riforme del mercato del lavoro, aumentando la flessibilità, avrebbero fatto aumentare il lavoro regolare e ridotto il sommerso.

Giacomo rientra in casa che è notte, dormono tutti. Domani è un altro giorno.

Pubblicato su Giornalettismo

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