Il 20 settembre 1958 vennero chiusi definitivamente i bordelli, o se si preferisce le “case chiuse”, introducendo nell’ordinamento italiano il reato di sfruttamento della prostituzione. Era l’effetto della cosiddetta “Legge Merlin”, la senatrice che, assieme a Carla Voltolina – moglie del futuro presidente Sandro Pertini – si era battuta contro la prostituzione legalizzata, anche grazie ad un bellissimo libro, “Lettere dalle case chiuse”, che descriveva – grazie alle lettere scritte dalle stesse prostitute – lo squallore dei bordelli italiani.

Era più di 50 anni fa; ne è passata di acqua sotto i ponti. Ma la prostituzione e il suo sfruttamento non solo non sono scomparsi ma lambiscono pesantemente il cuore dello Stato e del governo, con un diluvio di sms e di intercettazioni telefoniche. Leggere questi sms e queste intercettazioni, confrontandoli con quelle lettere ingenue e sgrammaticate di un passato non tanto lontano fa davvero male al cuore.

La nostra Costituzione, all’art.1, recita che “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. La Costituzione materiale di Via dell’Olgettina e dintorni lo ha riscritto: “L’Italia è una repubblica fondata sul meretricio”.

Pubblicato su Giornalettismo

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