Nel biennio 2009-2010 la lenta ma costante ripresa della natalità che durava in Italia da oltre un decennio si è interrotta. Un calo che dipende dalle coppie “italiane”; senza le unioni miste o di stranieri residenti, sarebbe andata peggio. Dicono sia colpa della crisi, che accresce le preoccupazioni sul futuro e riduce le possibilità per il presente.

Può darsi. Però negli altri paesi europei, a parte la Germania, si registra un incremento. In Francia, Spagna, Irlanda, nell’intera area Euro o nell’Unione europea, la natalità rallenta ma non arretra. Forse perché in quei paesi oltre che chiacchierare sulla centralità della famiglia si fanno anche politiche per sostenerla davvero, economicamente e con servizi efficienti.

O forse questo Paese non ha più fiducia in se stesso e neppure voglia di scommettere sul suo futuro. Ma senza culle piene è difficile prevedere un futuro roseo per l’Italia. Un cane che si morde la coda, mentre ci avvitiamo in discussioni senza fine su Berlusconi, Tarantini, Tremonti, Bossi e compagnia cantante.

 

Un senso di freddo s’avverte pensando al Paese che verrà. E la primavera, intanto tarda ad arrivare.

Pubblicato su Giornalettismo

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