Ha cominciato Warren Buffett nei giorni del declassamento Usa, proponendo più tasse per i ricchi e i super ricchi. Ha proseguito in Francia Liliane Bettencourt, seguita da altri 15 miliardari. Ora una cinquantina di facoltosi tedeschi si è fatta avanti, chiedendo ad Angela Markel di alzare le tasse solo a loro.

Da noi non si è fatto avanti praticamente nessuno. Anzi, tutti a protestare: calciatori, giornalisti, supermanager. E il trust di cervelli riunito ad Arcore ha scelto di abolire il contributo di solidarietà (anche per i ricchissimi), scaricandone il costo su poveri cristi “colpevoli” di aver riscattato, pagando di tasca propria, il servizio militare e laurea.

Forse dipende dal fatto che questo è un Paese di arricchiti più che di ricchi. Gente attaccata alla “roba”, più che al benessere. Altrove i ricchi pagano, mentre è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco (italiano) paghi mezzo euro di tasse in più.  Per questo quelli sono Paesi ricchi, mentre l’Italia è un Paese povero pieno di ricchi.

Che, casualmente, sta arretrando in tutte le classifiche mondiali per benessere, ricchezza, competitività. E che stia buttando via le ultime briciole di futuro dev’essere – per tutti, ricchi e poveri – solo un trascurabile dettaglio.

Pubblicato su Giornalettismo

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