Assunta, 6 anni, guarda verso il mare. Sta in silenzio, gli occhi bassi, ascolta le onde. L’hanno bocciata in prima elementare. I genitori accusano scuola e maestre: “La bimba  andava aiutata e non bocciata. Avrebbero dovuto darle un’insegnante di sostegno, invece l’hanno abbandonata al suo destino, senza neppure dirci che l’avrebbero bocciata. E per lei è stato un trauma”.

La scuola e le maestre ribattono: “La bambina è stata seguita ed aiutata. E’ stata visitata, senza che siano emersi deficit psichici e fisici; semplicemente, non aveva ancora le basi per andare in seconda. Bocciandola l’abbiamo aiutata: la scuola non è un parcheggio, deve educare, altrimenti poi i nostri liceali sanno a malapena leggere o scrivere”.

Sembra che tutti abbiano ragione, ed è difficile dire quale sia la cosa giusta. E’ vero che  a scuola si va per imparare, che bocciare è anche educativo. Però la scuola deve aiutare soprattutto i più bisognosi. Ad insegnare ai geni son capaci tutti.

Pare ci siano stati anche dei dissidi tra maestre e genitori, durante l’anno. Chissà se è stato fatto – da ambo le parti – proprio tutto per aiutare davvero Assunta, o se non sia prevalsa la voglia di avere ragione per forza che spesso hanno i grandi. Perché bocciati non si nasce, si diventa.

Assunta guarda ancora verso il mare. Vorrebbe tuffarsi fra le onde, ma lacrime silenziose le rigano il viso.

Pubblicato su Giornalettismo

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