Non lo sapremo mai. Non sapremo mai perché Vincenzo Capacchione, un cardiologo del Servizio di Emodinamica dell’istituto Guido Salvini di Garbagnate Milanese – nonostante avesse la febbre ed accusasse dei dolori al torace – si è recato all’Ospedale per eseguire un intervento di angioplastica. Una vita familiare monotona? Noia? O, più semplicemente, silenziosa passione per il suo lavoro?

Sappiamo solo che, dopo aver eseguito l’intervento, essersi accertato personalmente delle buone condizioni della persona che aveva operato, è sceso al Pronto Soccorso, dicendo ai colleghi che non stava bene. E in un attimo, s’è accasciato ed è morto sul colpo. Forse per un infarto, il suo cuore si è spento.

Ecco, in un Paese disastrato, alle prese con problemi giganteschi, in cui tutti sembrano interessati solo al proprio “particolare” e se ne fregano di tutto e di tutti, incontri uno come Vincenzo. Un fesso, dirà qualcuno. Un ambizioso, dirà qualcun’altro. No. Soltanto uno con il cuore così, uno che muore così, facendo semplicemente ed in silenzio il suo dovere di uomo, di cittadino, di medico. Anziché dire – anche se sarebbe più comodo, anche se ne avrebbe tutto il diritto – “me ne frego”.

 

Forse ancora ci possiamo salvare.

Pubblicato su Giornalettismo

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