Gli affari della criminalità organizzata costano all’Italia ogni anno circa 330 miliardi di euro, ed è opinione diffusa che la questione riguardi soprattutto il Sud. Chiunque abbia sollevato il dubbio che anche il Nord ha i suoi problemi, si è beccato gli strali di Lega Nord e PdL, vedi polemica pre-elettorale tra Formigoni e Vendola. Bè, uno studio dell’Università Bocconi – prestigioso ateneo milanese – dice che in Italia nel periodo 2005-2008 il sommerso fiscale e quello criminale sono maggiori nel Centro e nel Nord.

E’ una sorpresa? Attraversando la “Padania” negli anni della “Milano da bere” e poi nel regno berlusconiano-leghista, non era difficile scorgere fiumi di denaro facile piovere tra le valli e le brughiere, ingrossando fiumi, torrenti e navigli. Ma al grido di “pecunia non olet” si preferiva fare affari, incassare, e chissenefrega se tutto il resto è mafia.

I padroni del Nord preferivano prendersela con Roma Ladrona e con il Sud, mentre una marea di fango senza odore scacciava solidarietà, senso di onestà, correttezza e “coer in man”. Santini ridotti a folklore, immagini da cartolina inghiottite dalla melma dove “mani forti” hanno trovato il terreno più fertile per proliferare.

Un pallido sole sembra arrivare all’orizzonte.

Pubblicato su Giornalettismo

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