Caro Alfredo, se tu fossi qui oggi avresti 36 anni. Mi capita spesso di pensare a come saresti adesso, a quali sarebbero i tuoi pensieri, ai tuoi occhi che guardano lo scorrere delle piccole gioie e dei piccoli dolori della vita quotidiana, alle tue parole e i tuoi silenzi nei giorni tiepidi e umidi di inizio estate.

Ma tu non sei più qui. Per te il tempo si è fermato il 10 giugno di trent’anni fa, quando sei affogato in un pozzo nero, a Vermicino. Forse stavi giocando, forse qualcuno ti buttò laggiù. In quei giorni la tv uscì dal pozzo in cambio della tua piccola vita, e l’Italia unita restò attonita per più di due giorni attorno a quel pozzo, per te. Chi per vero amore, chi per squallido interesse, chi solo per ingannare la noia.

Io c’ero. Ricordo. E sono qui, pensando a te, immerso da solo nel fango, inghiottito da quella notte buia. Una notte in cui tanti, troppi bambini – per fame, malattia, per caso o per la stupidità crudele di gente senz’anima – vagano, portati dal vento. In un mondo che va veloce verso il nulla, mentre il tempo scorre leggero come una brezza, accarezzando il viso di chi è rimasto qui, con gli occhi ormai asciutti, a guardare le stelle in cerca di un senso che non c’é.

Quella stesse stelle che brillano, nel cielo nero sopra Vermicino. Ciao, Alfredino.

Pubblicato su Giornalettismo

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