Nella ridente isola d’Ischia si è votato domenica e lunedì per un referendum. Si doveva decidere se le 6 amministrazioni comunali dell’isola (Ischia, Lacco Ameno, Casamicciola Terme, Barano, Ferrara Fontana e Forio) dovevano fondersi per diventare un unico comune. Il referendum non ha raggiunto il quorum: è andato a votare meno del 30% degli elettori.

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai non si è abbinato il referendum con quelli “nazionali” del 12 e 13 giugno, come hanno fatto in Lombardia. Una scelta che è costata 600 mila euro, che potevano essere investiti per un piano di prevenzione, in un’Isola vulcanica e con problemi di dissesto idrogeologico. La risposta non è difficile.

Qualcun altro invece si domanda come mai gli elettori ischitani, di fronte all’occasione di eliminare 6 sindaci, 6 giunte, 6 consigli comunali, sostituendole con un’unica amministrazione comunque di modeste dimensioni (62 mila abitanti e un’estensione di 46 km quadrati, più o meno come Avellino) ma sicuramente più efficiente ed economica di 6 piccolissime, abbiano preferito fare altro.

Stavolta, la risposta non è facile.

Pubblicato su Giornalettismo

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