Max Schneider, Gerhard Sommer, Max Milde. Nomi che certo dicono poco. Sono alcuni di una lista di 17 arzilli vecchietti (molti ottantenni, qualcuno centenario) che vivono tranquilli nelle loro comode case in Germania, con figli, nipoti e pronipoti. Ma non sono solo dei vecchietti. Sono 17 ufficiali e sottoufficiali tedeschi condannati per le stragi di Sant’Anna di Stazzema (560 vittime), Marzabotto (770 morti), Civitella Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio (244 morti), Branzolino e San Tomé (10 morti), Certosa di Farneta (oltre 60 morti) e Falzano di Cortona (16 civili trucidati).

17 criminali di guerra nazisti, condannati con sentenze definitive all’ergastolo che – come racconta il capo della procura militare di Roma, Marco De Paolis – non hanno fatto neppure un giorno di prigione. Perché i mandati di arresto europeo sono stati respinti dai governi tedeschi, che si sono anche rifiutati di far scontare loro la pena nelle carceri della Germania.

Si sa, il mondo è pieno di ingiustizie senza fine. E poi questi sono solo dei vecchietti, fantasmi di un passato lontano e che vorremmo dimenticare. E poi i problemi del presente e del futuro sono tanti. Già. Ma cosa potremo mai raccontare, all’uomo che verrà, se la civile Europa tollera che la civile Germania lasci impuniti eccidi come questi? Come non ascoltare il lamento lontano dei bambini, l’urlo nero delle madri che vanno incontro ai figli crocifissi sui pali del telegrafo?

 

Davvero le dita si fermano, bloccate sulla tastiera. E le penne, appese alle fronde dei salici, oscillano lievi al triste vento.

Pubblicato su Giornalettismo

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