Nella capitale del Belgio, mentre s’aspetta la metro , s’ascoltano solo canzoni in inglese, italiano o spagnolo. L’azienda dei trasporti pubblici è stata costretta a sospendere quelle in lingua francese, per le proteste di molti fiamminghi, che pretendevano il bilinguismo nelle canzonette: una in francese, una in fiammingo. Anche se non esistono canzoni in fiammingo di successo.

E’ un fenomeno inarrestabile, un virus: nel cuore della capitale dell’Europa unita si litiga sull’accento imperfetto del personale della metro, sulla par condicio musicale, sull’ordine nel quale i nomi delle fermate della metro – rigorosamente bilingue – vanno annunciati in prossimità dell’arrivo. Da un anno, per le liti tra Fiamminghi e Valloni, il Belgio non ha un governo in carica.

Sono stati scritti fiumi d’inchiostro su questo rifugio nel campanile che ha assalito l’Europa all’esplodere della globalizzazione. Una marcia trionfale del localismo becero che in molti Paesi – Italia in primis – ha nutrito tesi strampalate e alimentato immeritate fortune elettorali. Il Belgio si sfalda in un silenzio ostile, e quel virus s’addensa in molti europei ed italiani. Mentre i colossi asiatici e l’amico americano si preparano alla sfida per gli assetti del terzo millennio.

Ci dev’essere uno strano godimento a sentirsi stupidi.

Pubblicato su Giornalettismo

Annunci