Da anni economisti e politici di tutto il mondo discutono sul grande dilemma: è meglio una crescita infelice o una decrescita felice? Meglio un Pil che cresce, magari convivendo con un maggiore inquinamento o un aumento delle spese sanitarie, o invece un’economia più “dolce”, un benessere fatto non solo di accumulazione e di consumi sfrenati? La soluzione al dilemma l’ha trovata il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti, triade che ripete spesso e volentieri che – grazie a loro – l’Italia è messa meglio di tutti gli altri. Dati statistici, indagini e sondaggi descrivono un Paese dove il Pil pro capite ristagna, se non peggio, e la gente è sempre più incazzata. Insomma, ecco il vero miracolo italiano: la decrescita infelice!

Ora è arrivata la ciliegina sulla torta: una campagna elettorale nella quale – per scongiurare la possibile sconfitta – proprio loro, che hanno da tempo in mano il potere politico ed economico in Italia e a Milano, s’inventano di tutto e di più. Dalle minacce su un mite avvocato meneghino che porterebbe nella “capitale morale” zingari, Islam e Br ( e il ritorno della peste bubbonica no?) alle promesse di condoni, ministeri, ricchi premi e cotillions (Cetto LaQualunque si è offeso perché ancora nessuno ha promesso “Cchiù Pilu pe’ tutti!”).

Un nuovo dilemma: sopravviverà ancora a lungo l’Italia, il paese di bengodi, a questa meravigliosa, straordinaria, unica ed irripetibile decrescita infelice?

Pubblicato su Giornalettismo

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