Con voto unanime, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato una Legge che inserisce il siciliano tra le materie da studiare nelle scuole elementari, medie e superiori, preservando così “l’ immenso patrimonio storico e letterario della Sicilia”. Non è ancora chiaro come questa norma si applicherà e quanto costerà. Non si sa per esempio se siano già disponibili docenti qualificati, come verranno organizzati i corsi all’interno dell’orario scolastico, ecc.

Valorizzare il ricco patrimonio culturale dei mille campanili italiani è bellissimo, ma forse la vita è fatta anche di altre priorità. Per uno studente, futuro cittadino del mondo, dell’Italia e della Sicilia è altrettanto importante – forse, osando un po’, persino più essenziale – la conoscenza della matematica e delle scienze, la capacità di leggere e di comprendere un testo. Cose che si misurano con test internazionali e nazionali, come i PISA e l’INVALSI.

Questi test dicono, tra l’altro, che gli studenti siciliani hanno uno dei peggiori rendimenti scolastici d’Italia. Ma pare che di questo l’assemblea regionale siciliana non si sia mai occupata.

Pubblicato su Giornalettismo

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