Oggi luccica il mare sotto il cielo di Quarto, a Genova, ora come quella sera di 151 anni fa. L’odore del mare ti avvolge come il 5 maggio del 1860. Il rumore di fondo del traffico di chi va verso il centro non sembra poi così diverso dal vociare di quei più di mille giovani di vent’anni con addosso una camicia rossa di allora.

Sono in tanti, molti del nord, stipati in due vascelli, il “Piemonte” e il Lombardo”. Salpano verso sud, con gli occhi gonfi e il cuore in gola. Alcuni sognano un porto, ragazze, la gloria dopo la battaglia; alcuni forse un po’ di soldi, o solo un’avventura. Altri forse si sono messi in testa di “fare l’Italia”. Magari non hanno le idee chiare e ognuno ha in testa una sua idea d’Italia, che forse non è neppure questo granché. Ma salpano, sognano, vanno, anche se molti già temono che i sogni cadranno, anche se alcuni già tramano per tradire quei sogni. Già: quell’Italia che immaginavano resterà solo un bel sogno.

 

Oggi qui a Quarto uno stormo di gabbiani vola verso sud. Il mare luccica, il suo odore ti avvolge e in lontananza sembra di sentire sussurrare “Noi credevamo”: forse è solo il vento, forse un’eco lontana, un ricordo, un sogno irrealizzabile che continua. E quest’Italia tanto imperfetta forse non è poi tutta da buttare via.
Pubblicato su Giornalettismo

Annunci