Nel suo editoriale “Nord e Sud, il paradosso della crescita” su La Stampa Luca Ricolfi ipotizza che la non crescita dell’Italia dipenda essenzialmente “dal peso degli adempimenti burocratici e pressione fiscale sui produttori”. Per arrivare a questa conclusione, egli si basa sul confronto tra la crescita del Pil pro capite del nord e del sud nel periodo 1995-2007 (ma le cose non cambierebbero se arrivassimo a considerare anche la crisi, quindi arrivando al 2009): il sud – nonostante gli handicap che tutti sappiamo – sarebbe cresciuto più del nord e la spiegazione di tale “paradosso” risiederebbe appunto nella minore pressione fiscale e burocratica che graverebbe sul sud, difeso – dice sempre Ricolfi – dalla sua “minore propensione a pagare le tasse”.

Una tesi forte, che ha precise implicazioni di politica economica per rilanciare la crescita dell’intero Paese: meno burocrazia, meno fisco, ecc.. che nel ragionamento di Ricolfi si baserebbe sull’evidenza economica di un sud cresciuto più del nord negli ultimi 15 anni. Numeri alla mano. Ma siamo sicuri? Vediamo.

Il Pil pro capite, o per abitante, è un buon parametro per misurare la ricchezza relativa delle nazioni e dei territori; però, per chi non lo sapesse, esso dipende dall’andamento di due fenomeni: la crescita della ricchezza (aumento del PIL) e l’evoluzione demografica (aumento della popolazione). Sempre prendendo i dati Istat, negli ultimi quindici anni nel nord il Pil (la ricchezza) è cresciuto più che nel mezzogiorno: precisamente dell’1,5% medio annuo contro l’1,2%. Nonostante il presunto “maggior peso” della burocrazia e della pressione fiscale nel settentrione. Il mistero del Pil pro capite del sud che cresce più di quello del nord è spiegato da un fatto più semplice: la popolazione nel Nord è cresciuta dello 0,6% all’anno, mentre quella del mezzogiorno è rimasta ferma, stagnante.

E’ un fenomeno noto: nel nord Italia è in atto da tempo un robusto incremento della popolazione, dovuto in larga misura all’immigrazione (sia dall’estero che da flussi migratori interni), mentre nel sud si sta pure riducendo il tasso di fecondità (le donne fanno meno figli di un tempo). Ha avuto l’effetto “statistico” di far aumentare il Pil pro capite a sud più che a nord, nonostante la bassa crescita del mezzogiorno. Ma si tratta di un vero vantaggio competitivo? Di un fenomeno “indicativo” di una maggiore dinamicità del sud rispetto al nord? Giudichino i lettori.

Perché allora, paradossalmente, per far crescere il Pil pro capite italiano e quindi far ripartire la crescita nei prossimi anni, secondo qualche buontempone potrebbe bastare un “bello” sterminio di massa di chi ha più di 70 anni, con il vantaggio collaterale di ridurre pure la spesa pensionistica e quella sanitaria. Ma lasciando perdere i paradossi e le provocazioni, basterebbe per cominciare – prima di formulare una qualsiasi proposta – fare tutti un breve ripasso delle basi di statistica e di economia.
Buon tutto!
Pubblicato su Giornalettismo

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