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Teresa lavora in una fabbrica, la Triangle Shirtwaist Company, che fa camicette alla moda. Lavora con tantissime sue compagne, molte vengono dall’Italia, come lei, tante arrivano da paesi lontani, Germania, Polonia, e parlano lingue strane, che lei non riesce a capire, anche se poi basta un sorriso per diventare amiche. Ce ne sono tante, anche giovani, altre addirittura bambine di 12 o 13 anni. E’ dura, in quella fabbrica. Si fanno turni di 14 ore, e in una settimana si arriva anche a 72 ore di lavoro, per un salario di non più di 6 -7 dollari a settimana. Non è molto, ma i soldi servono per poter campare. La fabbrica si trova  in Asch building, un palazzo a 10 piani. Occupa gli ultimi 3 piani del palazzo. Il posto non è un granché: vecchio, c’è tanto disordine e confusione, e anche tanto fumo. Ci sono stoffe dappertutto, e Pauline, l’amica americana di Teresa, dice spesso agli uomini, i tagliatori, di fumare di meno, che il fumo un giorno o l’altro li soffocherà tutti. Ci si vede poco, è buio, per vederci si usano le luci a gas. All’ultimo piano, il decimo, ci sono loro, i proprietari. Max Blanck e Isaac Harris. Sono uomini d’affari tutti di un pezzo, un paio di anni fa (era il 1909) ci fu un lungo sciopero, lo sciopero dei 20mila. Durò 4 mesi, le donne erano stanche delle condizioni disumane. E quando poi lo sciopero finì, Blanck e Harris furono gli unici a non firmare il nuovo contratto di lavoro. Sono duri, non si fidano dello loro lavoranti. Anche oggi, il 25 marzo del 1911, in un pomeriggio newyorkese che sembra quasi primavera, le hanno chiuse tutte a chiave, Teresa, Pauline e le altre, per paura che rubino qualche camicetta o che si riposino per 5 minuti. A Teresa capita di chiedersi, mentre lavora con ago e filo, perché gli uomini siano a volte così privi di umanità, ma non sa trovare una risposta. Lo chiedeva spesso a sua madre, laggiù, in Italia, mentre passeggiavano nel bosco di mimose. E quando la miseria cadde su quel povero paese di pescatori e loro furono costretti ad emigrare in America, in cerca di fortuna, Teresa fu molto triste. Ma poi in America ha conosciuto Sante. Sante è bello, forte e generoso. Non è come alcuni mariti delle sue compagne, che tornano a casa ubriachi la sera, e le riempiono di botte come faceva suo nonno con i muli quando non avevano voglia di obbedire. E’ dura la vita delle piccole donne del mondo…No, Sante è gentile, sempre premuroso, soprattutto da quando è nata Molly, la loro bambina, che ormai si sta facendo grande, ha 5 anni. Adesso però qualcosa la distoglie dai suoi pensieri, il fumo si è fatto più denso, e mentre sente Pauline strillare, Teresa capisce che stavolta non ce l’ha con John, il capo dei tagliatori. Sono urla di terrore, quelle che sente. Sente le grida di tante donne venire da di là, e all’improvviso vede le lingue impetuose del fuoco. Che arrivano violente, verso di loro, portate dalle stoffe per terra e dal gas delle lampade. Le corrono a fianco compagne di lavoro con la pelle bruciata, l’odore è tremendo, e sente sbattere violentemente qualcuno sulle porte, che sono chiuse a chiave, e nessuno ha pensato di aprire. E così, mentre il fuoco la avvinghia in un abbraccio fin troppo bollente, Teresa ha il tempo di pensare al suo Sante, a Molly che non vedrà diventare grande, non le vedrà quegli occhi scuri, innamorati dietro a un bel giovanotto a passeggio per le vie di New York city. E sente ancora le urla, quando il fuoco le incolla la camicetta alla pelle, e sembra che il sole di questa triste giornata di marzo sia tramontato proprio qui dentro, nell'intersezione di Greene Street e Washington Place, poco ad est di Washington Square, dentro la Triangle Shirtwaist Company. E ora che  sono passate molte ore, (forse giorni, chissà) Teresa è distesa bruciata sul selciato e le sembra di sentire un uomo gridare, e una bambina piangere, mentre intorno ci sono tante persone, e tanti mazzi di fiori, quei bei fiori gialli di mimosa che nel bosco di casa sua in Italia annunciavano il ritorno della primavera. Chissà se è giusto morire ammazzati sul lavoro, pensa Teresa nel suo sonno leggero, e chissà se qualcuno pagherà per questo delitto. Non può sapere che al processo verranno tutti assolti, e che l’assicurazione pagherà 445 dollari per ogni operaia morta, e ad ogni famiglia toccherà, alla fine, un risarcimento di 75 dollari. Non sa che nel tempo che passa e che tutto confonde, quel suo sacrificio finirà confuso, in un giorno, l’8 di marzo, in cui si ricorda e festeggia la bellezza, la forza e il coraggio dell’altra metà del cielo, tra feste e cene e canti. Se Teresa riesce a vedere le sue sorelle di oggi – per la Festa che in qualche modo la ricorda – scherzare, ballare, cantare,  sono sicuro che ne sarebbe contenta, perché a lei piaceva tanto ballare con il suo Sante i balli antichi del loro paese. Ma penso che a Teresa forse piacerebbe anche che tutti gli uomini e tutte le donne si ricordassero di quanto la vita è preziosa, di quanta strada è stata fatta ma soprattutto di quanta ce n’è ancora da fare sulla via della libertà. E il suo pensiero darebbe una piccola carezza lieve alla piccola Molly, cresciuta da sola in un paese straniero perché la madre è finita bruciata in un palazzo di New York, in un giorno di marzo, uccisa dall’ingiustizia di uomini senza cuore..

Un piccolo scarabocchio, per festeggiare tutti insieme, uomini e donne, tutte e due le metà del cielo. Ballando, cantando, ridendo, ma anche ricordando.
Al mondo in a, per non dimenticare, per continuare a lottare, per amore…
Buon tutto!

Questa è la ripubblicazione di un vecchio scarabocchio. Che ci sembra sempre molto attuale.

Aveva promesso sfracelli con la rivoluzione liberale. Ha finito a difendere tutte le corporazioni: avvocati, farmacisti, tassisti. E Politici.
Aveva promesso la semplificazione, la sburocratizzazione. Ma non è cambiato nulla.
Aveva promesso il federalismo. Ma le autonomie locali sono sempre più strangolate dai debiti e nuovi vincoli dal potere centrale.
Aveva promesso la crescita. Ma è arrivato il declino.
Aveva detto meno tasse per tutti. Ma la pressione fiscale è aumentata.
 
Chissà che aspetta la tanta brava gente che lo vota a svegliarsi e a prenderlo a calci nel didietro. O almeno a spennacchiarlo.
 
Buon tutto!

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