Una domenica come tante, in un posto come tanti, in attesa del pranzo. Un pensiero come tanti, mentre il mondo se ne va per i fatti suoi. Non è facile, in questa notte della repubblica, restare a guardare questo Paese che sta affondando nella melma senza neppure provare a reagire.

Già, perché pur se non mancano – lodevoli – scatti di orgoglio in certe nicchie di opinione pubbblica, il corpaccione molle di questo straordinario ma spesso irritante stivale che affonda il tacco nel mediterraneo è assolutamente indifferente alla "temepesta perfetta", alla danza immobile in cui è immerso da mesi e, per certi versi, da anni.

Comincio ad avere una certà età, ad averne viste molte. Alcune anche più brutte di questa. E so che passerà, perché – per fortuna o per disgrazia – tutto scorre. Il problema è come. Perchè, a guardarla da qui, da questo pigro mattino di domenica, l'Italia sembra davvero una vecchia bella addormentata: come preda di un incantesimo malriuscito, dorme da cent'anni, in attesa di un ipotetico principe azzurro che spesso è un rospo travestito. Ma non si è accorta che, dormendo e sognando, s'è fatta vecchia, ed è ormai un avvizzito pezzo di carne in attesa di decomporsi.

Ci vorrebbe un miracolo. Eppure, a dispetto dell'evidenza e del pessimismo della ragione che spesso mi prende, ai miracoli si può anche credere. Forse da queste macerie, come accadde nel 1945, riusciremo a trovare uno scatto d'orgoglio autentico e collettivo, non riservato alle sole elites illuminate. Proveremo a svegliarci tutti insieme da questo torpore, a liberare le energie positive – tante, ancora tante – che questo Paese ogni tanto tira fuori.

Nonostante tutto le tocchi, le vedi, le senti. Sono una piccola ragione d'allegria. Un ottimismo della volontà. Da coltivare.

Buon tutto!

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