You are currently browsing the monthly archive for gennaio 2011.

Siamo alle solite. Sul piatto della politica malata del nostro Paese, nella partita a scacchi sul destino personale di Berlusconi e il conseguente riassetto del centro destra, partita che è in corso tra il premier, il terzo polo e la Lega nord, oltre al caso Ruby entra il destino del federalismo fiscale.

Ora, scoppia la guerra in Commissione bicamerale, con il terzo polo che “sbarra la strada al federalismo egoista della Lega” e Bossi che minaccia sfracelli se non passa il federalismo. Demagogia da quattro soldi, da un parte e dall’altra. Già, perché la vera domanda è: ma quale federalismo? Perché del merito dei decreti nessuno parla, come che del fatto che da quando è al potere il partito più federalista l’autonomia finanziaria degli enti locali è diminuita.

Nessuno dice che questi decreti attuativi della legge delega sono carta che produce altra carta – rimandando ad ulteriori decreti ministeriali da approvare chissà quando e chissà da chi – senza chiarire quali saranno i poteri delle amministrazioni locali, quale sarà la loro autonomia fiscale e come si determineranno i famigerati “fabbisogni standard”, il metodo per evitare gli sprechi di spesa pubblica che purtroppo ci sono, a sud ma anche a nord.

Nel federalismo immaginario non si litiga sul “trucco” che nel 2011 per le finanze comunali ci si limiterà a sostituire gli attuali trasferimenti dallo Stato ai Comuni con un nuovo “fondo di riequilibrio” che, si badi bene, sarà sempre lo Stato a gestire e ripartire. Non si litiga su cosa accadrà nella “transizione” fino al 2013, di cui nulla si sa perché dovrà essere definito da un successivo decreto ministeriale. Non si litiga neppure sul fatto che dal 2104 – nel sistema a regime – le finanze comunali saranno alimentate soprattutto da due tasse, la tassa di soggiorno e l’Imu che varrà solo sulle seconde case, che saranno pagate una dai turisti (che per definizione non sono residenti) e l’altra dai proprietari di seconde case (che spesso non sono residenti). Mandando quindi in fumo il principio fondamentale del federalismo: la “responsabilizzazione” degli amministratori, chiamati a rispondere ai loro elettori (che sono residenti) di come hanno speso i soldi a loro prelevati con le tasse locali.

E’ questo il federalismo? Comunque vadano i litigi tra le galline del pollaio di Montecitorio, quelle che parlano lumbard e gli altri, siamo davanti all’ennesima presa in giro, che non cambierà nulla o peggio un pasticcio che comunque sarà chi verrà “dopo” (ma chi? E dopo quando?) a doverci rimettere le mani.  O rifare tutto d’accapo. Stupisce che nessuno lo dica, e che in pochi – soprattutto sopra il Rubicone – ci facciano caso e continuino a bersi le balle di Bossi & c.
Buon tutto!

Pubblicato su Giornalettismo

Annunci

In Italia meno della metà della popolazione femminile non è occupata: è una delle percentuali più basse d’Europa. Ma di questo, sui giornali e in tv, non c’è traccia. Le donne italiane sono alla pari (spesso, meglio dei loro uomini) per livello di istruzione e capacità, ma presentano differenze salariali e opportunità di carriera tra i peggiori in assoluto. In compenso però a loro tocca il lavoro di cura, il peso della mancanza di asili nido e di politiche per la famiglia e per la conciliazione inesistenti. Ma nessuno scrive articoli su questo, e pochi li leggerebbero. Uomini e donne.

Nel recente Global Gender Gap Report 2010 (il rapporto sulla disparità di genere)  del World Economic Forum, l’Italia si piazza al 74esimo posto su 134 paesi: un risultato tra i peggiori dell’Unione Europea. Meglio di noi ci sono non solo USA o Germania, troppo facile. Ma Paesi come Lesotho, Costa Rica, Malawi, Ghana, Tanzania. Nessun media se n’è accorto. Tv e stampa parlano d’altro, riversandoci maree di culi, di tette, volgarità e amenità varie. Sepolcri imbiancati e puttanoni che discettano di aria nei talk show. E come ciliegina sulla torta un primo ministro che pensa solo a palpare il culo a quelle di loro più fragili, o più furbe. O forse tutt’e due le cose insieme. Ma a pochi e poche sembra importare: rassegnazione, stanchezza. O forse un’umiliazione troppo lunga per provocare indignazione.

Purtroppo, umiliando loro, il Paese umilia se stesso. Perché non nega loro solo opportunità di avere una vita migliore, ma si mangia il proprio futuro: i Paesi più dinamici economicamente e socialmente, che guarda caso presentano pure una maggiore ripresa della natalità, sono proprio – alla faccia dei family day all’amatriciana – gli stessi dove la parità uomo donna non è solo una parola stantia. “Migliorare la qualità della vita delle donne, migliorare la loro competitività nel mercato del lavoro, vuol dire migliorare la produttività del Paese, lavorare per il benessere di tutti.” Parole sante, ma che sembrano consumate e vecchie nell’Italia di Via Olgettina.

Il vero scandalo del 2011 non è quello di Ruby e Berlusconi: è il degrado della donna della società italiana contemporanea.

Buon tutto!

Pubblicato su Giornalettismo

Chi l’avrebbe mai detto. Eppure potrebbe succedere. Certo, non è possibile dimenticare che stiamo parlando di Voltremont, del commercialista di Sondrio: il sopravvalutato ministro dell’economia dei vari governi Berlusconi, lo scrittore ineffabile de “La paura e la speranza”, il responsabile delle fallimentari politiche economiche di un decennio di governi di centro destra. Ma adesso, potrebbe davvero capitare di doversi trovare a difenderlo. Soprattutto dai suoi.

E già. Perché in questo strano inverno italiano, mentre il berlusconismo è al crepuscolo con i suoi velenosi colpi di coda, all’orizzonte non s’intravede nulla di buono. Tra centrismo confuso, partito democratico evanescente, vendolismo acerbo e leghismo demagogico, l’Italia rischia davvero di affondare. Sotto i colpi di una crisi economica strutturale che nessuno – Tremonti in testa, a dire il vero – sembra capace di capire e di affrontare: bassa produttività, bassa occupazione, debito alto e futuro incerto. Con il rischio fondato di finire sotto attacco della speculazione e dei mercati. Vittime sacrificali: Grecia? Irlanda? Spagna? E perché non l’Italia?

E allora, l’idea che qualcuno voglia salvare il proprio precario destino politico o costruire futuri scenari più o meno politicamente sostenibili con qualche geniale trovata, tipo un po’ di deficit spending – quoziente familiare, federalismo all’amatriciana o altre amenità – che scardina definitivamente i conti dello Stato fa talmente paura che davvero sembra possibile l’impossibile: difendere Tremonti assediato. Da Berlusconi e non solo.

Non è il migliore possibile, anzi. Ma in quest’inverno italiano, in questo Paese che ha smarrito la bussola da troppo tempo, che ha bruciato o perso per strada tutti i suoi uomini migliori, guardandosi intorno, chi c’è? Tenendo conto che, a dispetto del suo fallimento politico, il centro destra a trazione leghista sembra avere ancora un consenso robusto in Italia, tra i presidenti del Consiglio realisticamente papabili, Tremonti sembra persino il meno peggio. Ci toccherà difenderlo? Chissà: non dà nessuna speranza, ma almeno allontana un po’ la paura. Nell’attesa, forse vana, che l’Italia in futuro sappia scegliere di meglio.

Pubblicato su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83