Meno di un anno fa, il ministro Tremonti annunciava trionfalmente l’approvazione bipartisan della Legge n.196, la nuova legge sulla contabilità e la finanza pubblica. Un provvedimento, diceva allora il ministro “rivoluzionario”, che avrebbe fatto da volano per rendere l’Italia un paese finalmente europeo.

LA RIVOLUZIONE ANNUNCIATA – Secondo la legge, il quadro macroeconomico di riferimento, l’evoluzione economico-finanziaria internazionale, i dati tendenziali e gli interventi di correttivi di finanza pubblica, gli obiettivi programmatici di politica economica, l’articolazione soldi1 Tremonti: così si uccide la programmazione economicadella manovra necessaria al conseguimento degli obiettivi e i conseguenti provvedimenti finanziari e legislativi avrebbero dovuto essere contenuti della Decisione di Finanza Pubblica, la DFP. Essa, i cui indirizzi avrebbero dovuto essere discussi entro il 15 luglio con le Regioni e gli Enti Locali, avrebbe dovuto essere varata dal Governo entro il 15 settembre di ciascun anno, e sarebbe stato il supporto “politico” alla nuova Legge di stabilità, che sostituiva la Legge finanziaria, da presentare al Parlamento il 15 ottobre. Le cose però non sono andate così. Con la scusa – in parte giustificabile – dell’emergenza finanziaria, Tremonti se ne è infischiato delle regole ed ha fatto una manovra correttiva straordinaria in estate. Pazienza, si è detto. Ora, con la DFP, tutto tornerà a posto. Anche perché, messi in sicurezza (Tremonti dixit) i conti pubblici, ora toccava alla politica. Che poteva esprimere i suoi programmi per lo sviluppo dell’Italia appunto nella nuova DFP.

E INVECE, NIENTE! – Ma Tremonti non è scienza, è fantascienza. Ed ecco che, con oltre quindici giorni di ritardo, viene pubblicata la DFP. E inizia subito con una sorpresa: “questo documento (“Decisione di finanza pubblica”) è insieme il primo e l’ultimo del suo genere. Il primo, perché la legge che lo prevede è entrata in vigore appena l’anno scorso. L’ultimo, perché già nelle prossime settimane è destinato ad essere sostituito da un diverso e più articolato apparato d documentazione di matrice europea.” Ecco fatto: la rivoluzionaria invenzione di Tremonti, la DFP, va in pensione dopo appena un anno. E la Legge 196/’09, non ancora stata applicata, va totalmente modificata. Si dirà: d’altronde, se l’Unione europea si dota di procedure omogenee e coordinate, tutti ci guadagneranno, soprattutto i Paesi più scavezzacollo come noi. Lasciando da parte l’obiezione che tanto valeva aspettare, visto che l’armonizzazione del quadro europeo non è piovuta dal cielo ma era cosa nota, andiamo a leggere questo fondamentale documento, che è alla sua prima e ultima edizione.

UNO SFREGIO ALLA DEMOCRAZIA – Chi si aspetta di trovare quanto indicato dalla Legge 196/’09, resterà profondamente deluso. Le 60 paginette contengono una disquisizione sul quadro macroeconomico mondiale, una revisione della RUEF di aprile 2010 con la quale si aggiornano le previsioni macroeconomiche, una lunga illustrazione dei provvedimenti varati con la Legge 122/’10 (la manovra straordinaria varata a luglio, in piena emergenza Grecia) e nient’altro. Non una parola sulle scelte che riguarderanno il 2011 il 2012 e il 2013. Nemmeno l’ombra di una “decisione”, né di finanza pubblica né di obiettivi ed interventi di politica economica. Un documento vuoto, altro che “decisione”. E’ incredibile che nessuno abbia fatto notare a Tremonti di avere fatto non solo una cosa fuori legge (nel senso di non rispettare i contenuti di un Legge peraltro da lui stesso varata) ma una cosa che pone l’Italia fuori dalle democrazie liberali, così come le conosciamo. E già, perché – per chi non lo sapesse – il bilancio pubblico e i documenti collegati non è una grazioso orpello per studiosi noiosi: ha una funzione di garanzia, perché  rappresenta la trasparente indicazione di cosa il governo ha intenzione di fare, con quali mezzi (soldi)  intende farlo e che risultati si aspetta di ottenere. Sempre per chi non lo sapesse, è stata una delle molle scatenanti il passaggio dagli stati assoluti alle democrazie costituzionali. La sistematica distruzione della sessione di bilancio, che Tremonti ha operato sin da quando è diventato Ministro per l’Economia nel 1994, significa privare i cittadini di uno dei principali strumenti di controllo democratico.

I SOLTI GIOCHETTI DI TREMONTI – GIà, ma a chi volete che importi, nell’Italia del 2010? Diamo allora un’occhiata a quel poco che c’è da leggere nella fu – Decisione di Finanza Pubblica. Tremonti ha rivisto le stime di crescita del Pil. Nel 2010 la crescita sarà lievemente più sostenuta (+1,2%) rispetto a quella indicata nella Ruef (+1%). Ma nel 2011 la revisione è al ribasso: dall’iniziale 1,5% ora il governo prevede per il 2011 un aumento del Pil dell’1,3%. Non viene invece rivista la previsione sul rapporto deficit-Pil, pari al 5% per il 2010 e che dovrebbe scendere al 3,9% nel 2011 e poi sotto il 3% dal 2012. Un po’ strano: perché in assenza di interventi (la DFP non prevede manovre correttive diverse da quella già approvata a luglio 2010) una riduzione di crescita comporta quasi certamente una riduzione delle entrate fiscali. E infatti, nella DFP si prevede che la pressione fiscale (entrate tributarie su Pil) si attesterà quest’anno al 42,8% per poi scendere nel 2011 al 42,4%. Senza ulteriori interventi correttivi sulle spese, questo significherebbe un aumento del rapporto deficit Pil e quindi una revisione degli obiettivi di finanza pubblica. Ma nel documento, non ve ne è traccia.

LOTTA ALL’EVASIONE? NO, GRAZIE! – Ed è molto strano anche perché a pag. 19 la DFP parla esplicitamente del monitoraggio delle entrate fiscali, che mostra un andamento molto diverso da quello che ci si aspettava. Un paragrafo che prende correttamente atto dei dati, di fonte dello stesso Ministero dell’Economia, che hanno registrato un calo rispetto alle attese di oltre il 3,5%, e questo nonostante nel 2010 Tremonti mago Tremonti: così si uccide la programmazione economical’economia sia – seppur molto timidamente – ripartita. Detto più chiaramente, nonostante la “ripresina” di Pil e produzione, le entrate fiscali continuano a calare. Basta guradare anche la tabella di pagina 22 per rendersene conto. Il quadro di finanza pubblica che mostra le differenze tra le stime RUEF (aprile 2010, prima della manovra di luglio) e stime della DFP (che contengono gli effetti dei provvedimenti di luglio, con mirabolanti interventi anti-evasione) mostrano scostamenti NEGATIVI (sì, avete letto bene: negativi) sulle entrate dell’Irpef e dell’Irap, nel 2010, nel 2011 e anche nel 2012. Mentre assisteremmo ad un “miracoloso recupero”scostamento pari a zero rispetto alle stime della RUEF (ovvero, pre-manovra) per le entrate fiscali nel 2010 e nel 2011, mentre il recupero si avrebbe (e sempre solo per l’IVA) solo nel lontanissimo 2012. sull’IVA, poco spiegabile e oltretutto smentito però dall’andamento del gettito del primo semestre 2010. La risultante è comunque uno

L’ITALIA CON GLI OCCHI CHIUSI – Ma di nuovo: chi se ne importa, tanto nel frattempo ci saranno le elezioni, o no? A chi interessa che queste previsioni facciano a pugni con le ricorrenti dichiarazioni trionfalistiche dell’Agenzia delle Entrate, che ci raccontano la favola dei grandi sforzi fatti sul recupero dell’evasione? A chi volete che importi se sono in contrasto con uno dei capisaldi della manovra straordinaria di luglio, che prevede un consistente aggiustamento in positivo delle entrate fiscali grazie ai mirabolanti risultati (8 miliardi di euro!) sul versante della lotta all’evasione! E’  stupefacente che NESSUNO – con la sola eccezione di Tito Boeri – abbia messo in evidenza sfregi così macroscopici al buon senso, all’ economia, alla politica e alla difesa dei conti dello Stato. Tutti zitti, con gli occhi chiusi e la bocca tappata: sindacati, associazioni di categoria, opposizione. Davvero non si capisce cosa stiano a fare i vari centri studi delle diverse organizzazioni (con l’eccezione di quello di Confindustria, che ogni tanto tuona), dei partiti di opposizione, Pd in testa. La decisione di Finanza pubblica nasce già morta e mostra che si decide di non decidere. E quel poco che si farà, è bene non metterlo nero su bianco: meglio improvvisare. Davvero non invidiamo il povero disgraziato che raccoglierà le macerie lasciate da questo governo e da questo ministro.

Pubblicato su Giornalettismo

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