Non invitare Roberto Cota, Presidente in carica della Regione Piemonte alla festa nazionale del Pd che si terrà a Torino perché “oggetto di un ricorso sulla validità della sua elezione e quindi per evitare polemiche” è un’enorme sciocchezza. E non perché su quell’elezione non gravi più di un dubbio su alcune liste minori che si sono presentate forse “truccando” le carte. Ma perché a decidere se quell’elezione va invalidata oppure se è regolare ci penserà la magistratura, e fino ad allora Cota è il Presidente in carica.

La ritorsione di Tremonti e dei leghisti Maroni e Calderoli di non partecipare ai dibattiti a cui erano invitati per via dell’”atteggiamento antidemocratico e irresponsabile degli organizzatori perché non accettano il voto popolare e neppure rispettano le istituzioni” è una sciocchezza di uguale portata. Intanto, puzza di scuse per evitare di partecipare a dibattiti che potrebbero rivelarsi politicamente imbarazzanti in un momento tanto delicato per la maggioranza di centro destra.

Calderoli ad esempio, l’autore della legge porcata, approvata da una maggioranza che sapeva di perdere le future elezioni proprio per “avvelenare i pozzi” della democrazia a chi sarebbe venuto dopo – che ora, ironia della sorte, si trova a pagare analogo prezzo – non può certo mettersi in cattedra. E può farlo un centrodestra che qualche anno fa in Molise fece invalidare l’elezione del presidente di centrosinistra eletto dal voto popolare proprio per un vizio di forma nella presentazione di alcune liste.

Ma il discorso è un altro. Nessuno può più dare lezioni di democrazia. In quest’Italia malata di un bipolarismo muscolare in cui la delegittimazione reciproca, l’insulto, la demagogia sono diventati la regola, producendo una danza immobile di urla sterili che si specchia nel declino politico, nella crisi economica e nel deserto civile. Una deriva di cui Berlusconi porta certo una grande responsabilità. Ma che ha trovato terreno fertile in tutti i partiti e in tutti gli schieramenti. Uscire da questa trappola, come mostrano le convulsioni da fine impero della maggioranza e queste manifestazioni di stupida intolleranza rigorosamente bipartisan, sarà molto difficile.

Pubblicato su Giornalettismo

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