L’estate sta finendo. Anche se siamo ancora dentro il tempo sospeso di quei giorni che passano pigri e che lasciano in bocca il gusto del sale, cullati da brezze leggere che accarezzano i monti e scuotono le onde, è già tempo dei bilanci. Chissà cosa resterà di questa strana estate. Sfogliando i giornali o immersi nel web pare ne siano accadute di cotte e di crude. Scandali veri o inventati, lotta politica che diventa guerriglia di dossier, bagatellle su appartamenti monegaschi gonfiate a mega scandalo che fa scomparire dalle cronache indagini su corruzione diffusa delle cricche dagli appalti d’oro. Chiodo schiaccia chiodo.

Tutto vissuto a cento all’ora, sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Come i trionfanti annunci di successi nella lotta all’evasione che celano il bubbone delle centinaia di miliardi di euro rubati allo Stato da furbi e furbetti,o come il pazzo clima che brucia la Russia cancellato dalla notorietà senza talento dei Corona e delle Belen. Chiodo schiaccia chiodo. Ma sia come sia, questo fiume impetuoso di notizie e di fatti, veri o inventati, scorre.

Però ques’estate raccontata dai media sembra una stanca danza immobile che scivola sotto il sole che splende più forte. Stesi al sole, o a passeggio sui monti, il frastuono del mondo sembra sempre più lontano e sembra possibile fermarsi a cercare ragioni e motivi di questa vita. Ma in un’epoca che sembra davvero fatta di poche ore il tritacarne ti risucchia. Ed ecco che le esternazioni equine della ministro Brambilla hanno più spazio delle cime dolomitiche svendute a prezzi di saldo, e gli Sms volgari di Sgarbi soffocano le inondazioni devastanti del Pakistan.

In questo strano paese da sempre alle prese con il fascino indiscreto della demagogia, fuggire dal diluvio di chiacchiere mediatiche non si sa se sia sconfinata saggezza o indifferenza senza speranza. Forse è solo la lucida consapevolezza che siamo davvero come foglie portate da una lenta brezza verso il nostro destino, granelli di sabbia spazzati dalle onde confuse del mare.

Per questo anche questa lunga estate finirà nel dimenticatoio, come le altre, via distrattamente. La cappa dell’afa viene spazzata via da un acquazzone che annuncia l’imminente autunno, gravido di nubi e di freddo, tra una crisi che non accenna a passare nonostante gli agit-prop cerchino di dimostrare che va tutto ben madama la marchesa.

Però, in questo tempo spesso distratto e pure un po’ cialtrone, una cosa resta e resterà di quest’estate di merda. La foto di un passeggino doppio accartocciato. Schiacciato in una via di Palermo dalla carambola di un’auto impazzita che corre troppo veloce senza un vero perché. Il destino spezzato dei due bambini di pochi mesi, due gemelli separati per sempre mentre forse andavano al mare, in un giorno caldo di vacanza. Uno scoppio di riso che diventa pianto e poi orrore, nel rumore di fondo dell’indifferenza di una natura matrigna e di un dio che non c’é. In un modo troppo occupato a correre verso il nulla parlando del niente.

Pubblicato su Giornalettismo

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