Trent’anni fa, alle 10,25, un grande botto alla Stazione di Bologna inghiotte 85 persone. Che si sommano, in una lunga scia di sangue, da Piazza Fontana all’Italicus, da Piazza della Loggia a Ustica, in una stagione nera caratterizzata dalla strategia della tensione. Una catena di morte caratterizzata da quelle che molti definirono e che non è difficile ritenere stragi di Stato. Di pezzi dello Stato.

Al di là di processi e sentenze – anche passate in giudicato – di quella lunga scia di sangue che ebbe alla Stazione di Bologna di quel 2 agosto di trent’anni fa il suo punto più tragico, non è ancora del tutto chiaro né il chi, né il perché. E questo perché questi trent’anni sono stati contraddistinti di depistaggi, coperture, silenzi. Un muro di gomma lungo trent’anni che accomuna tutte le stragi, e rende complice lo Stato e chi lo rappresenta. Che in questi trent’anni non ha fatto quello che si poteva e si doveva per squarciare il velo di omertà, per dare se non pace almeno giustizia a quei morti e un senso ad una storia che un senso non ce l’ha.

Invece, anziché squarciare il velo, si cerca ancora di prolungare, nella riforma legislativa che riguarda l’ordinamento dei servizi segreti, ad oltre trent’anni la durata di questo segreto: è storia di questi giorni. E di fronte a questa sete di giustizia insoddisfatta, che giustifica l’inevitabile rabbiosa reazione della gente di Bologna e dei familiari delle vittime, è arrivato l’ennesimo schiaffo. La decisione del governo di non essere presente, per la prima volta in trent’anni, alla commemorazione delle vittime.

E’ un fatto simbolico, certo. Ma proprio per questol’arrogante assenza del Governo a Bologna è grave. Sancisce, se mai ce ne fosse bisogno, l’infinita distanza tra quel “popolo” che si dice di voler rappresentare e i palazzi del potere, lo Stato. E la vigliaccheria della classe dirigente che oggi lo incarna. Ma che razza di Stato è uno stato che non solo non riesce a spiegare, dopo trent’anni, cosa è davvero successo sul suo territorio, non solo prolunga oltre misura il muro di gomma per nascondere la verità, ma non ha neppure il pelo sullo stromaco di affrontare un po’ di fischi e di contestazione di qualche suo cittadino incazzato perché quel giorno, senza un perché, si è visto rubare la vita e il futuro?

Pubblicato su Giornalettismo

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