Aldo Brancher è stato condannato a 2 anni per appropriazione indebita nell’ambito di un filone dell’inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, dopo un processo svolto a Milano con rito abbreviato. Niente di straordinario: in fondo è solo l’ennesimo politico indagato e condannato. Ma un momento: riavvolgiamo il nastro e ricordiamo le puntate precedenti.

La richiesta di rito abbreviato è stata formulata al Tribunale di Milano il 5 luglio. Guarda caso, lo stesso giorno in cui Brancher si era dimesso da ministro per l’attuazione del federalismo, o per il decentramento amministrativo o per qualcosa del genere, dopo appena 17 giorni dalla nomina.  Dimissioni seguite alle furibonde polemiche esplose dopo la richiesta avvenuta pochi giorni dopo la nomina, di ricorrere al legittimo impedimento per sottrarsi al processo per il quale era accusato.

Rimandiamo avanti il nastro ora. Immaginiamo di essere in una riedizione di Sliding doors. Cosa sarebbe successo se Brancher fosse rimasto ministro? Avrebbe seguitato ad usare il legittimo impedimento? O avrebbe scelto di affrontare il processo con rito abbreviato, che non sarà un patteggiamento ma ci somiglia un po’? E se condannato, a quel punto, si sarebbe dimesso o avrebbe invocato la presunzione d’innocenza, e continuato da condannato a fare il ministro?

Belle domande. Potremmo girarle a Silvio Berlusconi. Lui, il ghe pensi mi nazionale, avrebbe di sicuro le risposte giuste.

Pubblicato su Giornalettismo

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