L’Italia ha assistito a reti (quasi) unificate allo show berlusconiano sui grandi successi del nostro Paese al G20 e al G8 anche se nessuno ha capito bene quali siano. E, sempre a reti unificate, sa che il nostro premier ha trovato un po’ di ebollizione e ha deciso di prendere di petto un po’ di faccende. Quali? Le solite: ddl intercettazioni, i contrasti con Fini, la giustizia.

Nel frattempo, l’Istat certificava che nel nostro Paese la disoccupazione – grazie alla cassa integrazione – è un po’ meno grave che altrove, mentre quella dei giovani tra 15 e 24 anni è ormai un problema devastante, ben al di sopra della media europea e in crescita continua. Deve essere chiara una cosa: non è un evento ineluttabile e non è “colpa” della crisi. Ma una scelta precisa del nostro Governo.

Che ha deciso, di fronte alla crisi, di proteggere sostanzialmente i “capi-famiglia” estendendo e fortificando la cassa integrazione, infischiandosene totalmente dell’esercito di precari – in prevalenza giovani – che anni e anni di politiche di “flessibilità del lavoro” hanno ingrossato. Ragazzi e ragazze senza ombrello, esposti alla tempesta della crisi. Si arrangino: sono giovani e avranno tempo per farsi una vita, quando la crisi passerà, se passerà.

E’ una scelta giusta? No. Perché quello che si sta distruggendo non è un momentaneo passaggio della vita di ragazzi che poi troveranno la loro strada, in un modo o nell’altro. Si stanno distruggendo le prospettive di vita di un’intera generazione. Puntando su un’idea vecchia come il cucco, il “familismo”, quell’impasto italiano di buoni sentimenti e solidarietà tra le generazioni dove si mescolano un po’ di bamboccionismo, di paternalismo e mammismo ma anche tanta “necessità fatta virtù”. Si è pensato così a tutelare i “padri” perché tanto ai “figli” ci penseranno mamma e papà, in un modo o nell’altro.

Il fatto che così si toglie il futuro ad un’intera generazione di italiani, che questa scelta se la porteranno sul groppone – e con loro, il Paese – per sempre, è una cosa che non è fregata a nessuno: classi dirigenti, sindacati, media, opposizione. Forse neppure agli stessi giovani, non si sa se rassegnati o inebetiti. Purtroppo però, la storia e l’economia non farà sconti. E il declino, già in atto, di questo Paese sembra ormai una deriva inarrestabile: il fatto di continuare a baloccarsi dietro alle dichiarazioni insipide di gente mediocre che occupa i teleschermi parlando d’altro, ne è lo specchio più fedele.

Pubblicato su Giornalettismo

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