“Le manovre di aggiustamento dei conti pubblici non possono basarsi esclusivamente sui tagli di spesa. Può essere necessario anche aumentare le tasse”. Non l’ha detto un ultrà dell’estrema sinistra, ma Pier Carlo Padoan, vice segretario generale e capo economista dell’Ocse. Un’ovvietà che in un mondo dove occorre spesso puntualizzare l’ovvio sembra una battuta rivoluzionaria. Che non a caso è passata nel silenzio generale. Invece sarebbe il caso di rifletterci.

In molti paesi europei, anche se non è stato messo in rilievo, questi ritocchi ci sono già stati o sono in procinto di essere varati: in Gran Bretagna, dal conservatore Cameron. In Germania, dalla conservatrice Merkel. Si è aumentata o si sta per aumentare l’aliquota massima dell’imposta sul reddito. In Italia, dove è di moda la mistica del “non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini”, scriverlo pare una bestemmia. Da noi tra l’altro più che un aumento delle aliquote basterebbe recuperare un po’ della scandalosa evasione fiscale, almeno 120 miliardi di euro, 5 manovre finanziarie come quella attuale.

Intendiamoci, tagli alla spesa pubblica sono sempre possibili, le sacche di spreco non mancano e non solo in Italia. Ma se fossero eccessivi finirebbero per mettere eccome le mani nelle tasche dei cittadini: in quelli dal reddito medio basso, ed avrebbero così un effetto recessivo, molto di più di manovre sul versante delle entrate. Stavolta equità e crescita potrebbero andare a braccetto. Molti economisti hanno stigmatizzato il fatto che la bolla finanziaria all’origine di questa crisi fu creata – guarda caso – per sostenere la domanda del ceto medio americano in un paese dove decenni di politiche “neoliberiste” avevano aumentato le disuguaglianze. Le manovre depressive non servono: se i ceti medi soffrono, difficilmente le economie riprenderanno fiato, a parte fiammate di breve durata.

C’è poi un ragionamento per così dire ideologico, da sfatare una volta per tutte: privato non è sempre bello, pubblico non è sempre spreco. Lo dice il buon senso, oltre che uno come Padoan, che di certo non può essere iscritto a leader della sinistra mondiale. Quindi, affrontiamo il tema: per risollevare le economie europee e quella italiana in primis – impresa comunque piuttosto complicata – ci vogliono i tagli di spesa (dove servono e come servono) ma anche aumenti di entrata (dove servono e come servono). Chiunque affermi il contrario, Berlusconi in testa, ha torto.

Pubblicato su Giornalettismo

Annunci