Avevamo capito che, grazie al governo Berlusconi, pungolato dalla forza propulsiva della Lega Nord, partito di lotta e di governo, grazie alla legge che porta il nome di Roberto Calderoli, grazie alla grande vittoria alle regionali dei cavalieri Cota e Zaia, eravamo entrati nel paradiso del federalismo fiscale. Poi però è arrivata la manovra “prefettizia”, varata senza neppure consultare le regioni e le autonomie locali, in palese violazione proprio della legge Calderoli.

Una manovra che scarica il peso dei tagli di spesa pubblica per il 50% sulla finanza regionale, responsabile di appena il 7% della spesa complessiva al netto della spesa sanitaria. Senza contare che una parte dei tagli lineari previsti per i ministeri sarà scaricata indirettamente sulle regioni, come nel caso dei trasporti e della non autosufficienza. Che taglia in modo uniforme le risorse per tutte le regioni, colpendo di più chi ha già risparmiato in passato e non ha più nulla da tagliare, premiando chi finora ha davvero sprecato. Che taglia le risorse della riforma Bassanini, lasciando però alle Regioni le funzioni assegnate – dal trasporto pubblico locale alla difesa del suolo – senza i soldi per finanziarle, in palese violazione della Costituzione.

Questo paradiso federale somiglia tanto ad un inferno centralista. Le regioni sono in rivolta. Se n’è accorto persino Formigoni, che ha detto che questa manovra seppellisce il federalismo e viola la Costituzione italiana. Sarà in malafede pure lui, perché i cavalieri del federalismo, i due governatori leghisti Cota e Zaia, si preoccupano d’altro: inno di Mameli, uso dei dialetti, mantenimento della province e occupazione delle municipalizzate. Cota, come un democristiano d’altri tempi, riesce persino ad approvare il documento unitario delle regioni e poi a dire che la manovra del governo va bene. Ma forse siamo noi che ancora non abbiamo capito. E’ questo il vero federalismo: quello dei forchettoni in salsa padana.

Pubblicato su Giornalettismo

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