Dopo i tagli ai supermanager pubblici e le farneticazioni sugli ingaggi ai calciatori, guarda caso dopo la sparata di Berlusconi a Ballarò contro Giovanni Floris, reo solo di avere fatto un po’ di normale informazione, ecco l’attacco ai conduttori Rai. D’ora in poi nei titoli di coda dei programmi ci dovranno essere i soldi presi da conduttori e cronisti, e i compensi di ospiti e opinionisti. Per la trasparenza. D’altronde c’era già – alla faccia della tutela della privacy – l’obbligo per tutti i dirigenti della Pubblica amministrazione di rendere pubblici i loro stipendi.

A parte il fatto, come osserva qui phastidio, che queste norme dal profumo di trasparenza sembrano fatte apposta per fomentare quell’invidia sociale di cui spesso si lamenta Silvio Berlusconi, e che sarebbe bene allora pubblicare anche il “rendimento” della trasmissione, ovvero i ricavi pubblicitari che da essa derivano, non c’è niente di male. Non è, come dicono alcuni, una “gogna mediatica”. Questa è un’operazione trasparenza. E noi siamo per la trasparenza.

Solo che, al contrario di altri, lo siamo sempre. Non si capisce perché, il diritto alla privacy dei potenti intercettati sia più importante della “trasparenza” per i cittadini di sapere cosa si dicono, ovviamente se la cosa ha una rilevanza “pubblica”. Farneticando di trasparenza, non si capisce perché non rendere pubblici – ad esempio, obbligando la loro affissione sulle vetrine dei negozi o allegate alle fatture emesse – le dichiarazioni dei redditi di molti commercianti, imprenditori, avvocati, notai che dichiarano redditi da fame e girano con la Ferrari. L’interesse pubblico c’è: darebbe una bella mano – altro che il federalismo! – alla lotta all’evasione fiscale.

Invece no: trasparenza sì, ma a corrente alternata. O pura demagogia. Se non è la scusa per regolare i conti con qualche conduttore scomodo, di certo è un altro bel modo per gettare polvere negli occhi dei cittadini sul fallimento di due anni di governo dell’economia. E di anni di aumento delle disuguglianze a cui si aggiunge una manovra che taglia ai poveri per non mettere le mani nelle tasche dei ricchi. L’Italia merita di meglio.

Pubblicato su Giornalettismo

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