Silvio Berlusconi apprezza il riconoscimento che Mario Draghi ha dato all’azione di governo per il contenimento del deficit di bilancio. Il governatore di Bankitalia in realtà ha parlato di una manovra economica inevitabile sul fronte dei  taglio della spesa, visto il contesto. E non sembra proprio un complimento. Una manovra da cui il premier ha disperatamente cercato più volte di prendere le distanze, prima paragonandosi al Mussolini senza potere, tutto in mano al gerarca Tremonti, poi cercando di mettere in mezzo il presidente della Repubblica Napolitano, al quale avrebbe inviato il testo senza la sua firma.

L’impressione è stata invece quella di un sonoro schiaffo al premier e al suo governo. Intanto perché Draghi ha detto chiaramente che non basta: la vera sfida è “coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita”. Cosa che questa manovra non fa. Bisogna cambiare marcia, puntando sulle riforme strutturali, ha aggiunto il governatore, indicando con una forza inusuale quella più importante: la lotta radicale l’evasione fiscale, gravoso freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga, riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti.

“Credo che gli evasori siano tra i responsabili della macelleria sociale”, ha detto testualmente Draghi. La macelleria sociale di questa manovra, frutto avvelenato del governo Berlusconi-Tremonti. Berlusconi può arrampicarsi sugli specchi quanto vuole, ma sono i dati statistici a dire che l’evasione fiscale, che in Italia è storicamente alta, cresce quando lui è al governo, cala quando lui è all’opposizione. Berlusconi stesso ha più volte giustificato, anche da uomo di governo, l’evasione fiscale, in nome del “fisco oppressivo”. E che dire delle misure anti evasione introdotte da Visco e subito cancellate, primo atto di questo governo, per poi essere reintrodotte ora, se pure in forma edulcorata, dimostrando al di là di ogni dubbio che il governo stesso le riteneva efficaci?

Come il bimbo che dice “Il re è nudo”, il governatore ha citato i freddi numeri, che tutti conoscono efanno finta di non ricordare: il valore aggiunto sommerso è il 16% del Pil, tra il 2005 e il 2008 è stato evaso il 30% della base imponibile dell’Iva: in termini di gettito, sono oltre trenta miliardi l’anno, una bella manovra. Se “l’Iva fosse stata pagata il nostro rapporto tra il debito e il Pil sarebbe tra i più bassi dell’Unione Europea”, ha detto il governatore di Bankitalia. E  combattere l’evasione è una leva di sviluppo, l’unico vero modo per ridurre il carico fiscale su chi le tasse le paga già. Che poi è quell’Italia, nuda come sempre, che anche stavolta pagherà il conto, con gli occhi asciutti nella notte scura, in attesa che qualcuno – ed è molto difficile che sia l’attuale premier – si decida a farlo pagare anche agli altri.

Pubblicato su Giornalettismo

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