La Messa di domenica a Riposto, in provincia di Catania, è stata dedicata al “fratello Benito Mussolini”. Davanti a una affollata platea di fedeli, il parroco ha ricordato, a 65 anni dalla morte avvenuta per mano dei partigiani, quello che fu il duce del fascismo. L’Anpi ha protestato duramente, inviando anche una lettera al vescovo di Acireale. “Le coscienze civili, democratiche ed antifasciste rimangono sorprese e turbate nel costatare che durante la celebrazione della santa messa sia stata ricordata la memoria di colui che fu artefice di gravissimi danni materiali e morali per il popolo italiano. Tacendo, contemporaneamente, sui tanti italiani che subirono sevizie, incarcerazione e morte per riconquistare democrazia e libertà”.

“Un’anima è sempre un’anima, e si prega per tutti, non si può vietare la preghiera per alcuno”. Così, dalla parrocchia della chiesa di San Giuseppe a Riposto replicano alle proteste. Uno dei promotori della messa per ricordare Mussolini, l’ex consigliere comunale del Msi Vincenzo Mangano, sottolinea che “tutti i morti hanno diritto a una preghiera” ed aggiunge: “vedrò in futuro di fare celebrare una funzione in suffragio anche delle vittime del fascismo e del comunismo, e dei milioni di morti del generale cambogiano Pol Pot e di Stalin”. Mancano i milioni di ebrei sterminati dai nazisti, ma è sicuramente una dimenticanza.

Apparentemente è difficile dare torto al parroco, anche da parte di chi, come chi scrive, si riconosce nei valori e nelle lotte della liberazione dal nazi-fascismo. Perché buttarla in politica, visto che si tratta di commemorare una povera anima defunta? Anche perché di messe in suffragio ne ha di certo più bisogno un dittatore criminale come Mussolini che uno di quei ragazzi di vent’anni che scelsero di battersi contro i nazisti invasori a fianco delle truppe anglo-americane. Loro, se esiste, un paradiso ce lo dovrebbero avere assicurato. Lui no.

Però, le cronache riportano che nei giorni precedenti alla funzione religiosa erano stati affissi, in maniera abusiva e anonima, dei manifestini che annunciavano l’avvenimento. E allora la cosa cambia, perché a buttarla in politica non è stata l’Anpi, ma chi per primo ha pubblicizzato un evento che – se si tratta solo della preghiera per un’anima – sarebbe dovuto essere intimo, privato. Un particolare che non deve essere sfuggito ai promotori se chi ha fatto partire il tam tam lo ha fatto, non a caso, quasi di nascosto e in forma anonima.

Dopo 65 anni è vero che sarebbe ora di voltare pagina e avere rispetto per i morti. Tutti i morti.  Senza buttarla in politica e senza fare manifestazioni celebrative (quasi) pubbliche. Riconoscendo che c’era chi stava dalla parte giusta e chi al fianco dei nazisti, che non è un dettaglio da poco. Ma finché si fanno certe “furbate”, a cui purtroppo si presta ambiguamente (e inconsapevolmente?) anche un prete, la voglia passa.  Passa anche a chi sarebbe teoricamente ben disposto a farlo.

Pubblicato su Giornalettismo

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