Una notizia ferale troneggia sulle pagine interne dei giornali di oggi: il ministro Renato Brunetta ha presentato le dimissioni da consigliere comunale di Venezia. La lettera del candidato sindaco per il centrodestra alle elezioni amministrative dello scorso 28-29 marzo, è giunta ieri in mattinata alla segreteria generale del Comune di Venezia. E poche ore dopo, il nuovo sindaco Giorgio Orsoni ha fatto il giuramento davanti al primo Consiglio comunale. E Brunetta non c’era. Le avvisaglie della decisione si erano avute già con la mancata partecipazione del ministro alla prima riunione del gruppo del PdL, l’altra sera. Brunetta si era limitato a mandare un messaggio di sostegno a Michele Zuin, suo factotum in campagna 09255pep Brunetta, laddio a Veneziaelettorale che il PdL ha votato all’unanimità come capogruppo. Il ministro lascia così il posto – per via dei resti – al primo dei non eletti della Lega, l’artigiano Giovanni Giusto, presidente del coordinamento delle remiere.

Sarà stato felice, il ministro Brunetta, di fare spazio ad uno che appartiene al partito che l’ha caldamente aiutato alle elzioni, dando un contributo decisivo alla sua mancata elezione. “Se avessi avuto gli stessi voti che la Lega ha dato a Zaia ieri alle regionali avrei vinto al primo turno” aveva commentato il signore dei tornelliGiorgio Orsoni, appresa la notizia si è mostrato sorpreso: “Non lo sapevo, mi dispiace perché Brunetta sarebbe stato certamente un interlocutore importante”, ha detto mentre veniva presentato lo studio di Unioncamere Veneto per la candidatura della città lagunare alle XXXII Olimpiadi del 2020. nella sede del suo comitato elettorale, subito dopo la sconfitta. Nonostante i rumors della vigilia, il sindaco

Invece, Renato si è sacrificato. Si è dimesso, un altro grande atto di amore per la sua città, come la candidatura a Sindaco. Perché fare il consigliere comunale è impegnativo, e Renato ha troppo da fare a Roma: si sta occupando – con grandissimi risultati – di Posta elettronica certificata e di incentivi a Internet. Sommare ai gravosi impegni da ministro anche quelli di consigliere comunale sarebbe stato troppo, pure per un fantuttone come lui. E poi, della politica locale Venezia, ha confidato ai suoi collaboratori, non ne vuole più sapere: “la nuova giunta? Non so, non li conosco. Sinceri auguri di buon lavoro”. Ma Renato non abbandona la sua adorata città al suo destino. Ha promesso che di Venezia si occuperà lo stesso: “Rifarò la Legge Speciale, questo sarà il mio contributo per Venezia”.

Certo, se fosse stato eletto sindaco, le cose sarebbero andate diversamente. A chi gli chiedeva se fosse stato possibile conciliare i due impegni di Ministro e di Sindaco rispondeva nel suo sito: “Si conciliano perché sono sinergici. Venezia è una città che dialoga con il resto d’Italia, d’Europa, del mondo. Più un sindaco ha forza di dialogo a tutti i livelli, più è bravo”. E ancora, a proposito delle ironie sulla sua ubiquità: “Nell’era dell’Ict, information communication tecnology, si può essere in tanti luoghi contemporaneamente. Lo fanno i manager, gli scienziati, gli industriali. Non vedo perché non possa farlo un sindaco”. Certo, Renato: un sindaco sì. Ma un semplice consigliere comunale no. Peccato, però. Sarebbe stato bello vedere che il consigliere di opposizione Brunetta Renato, innamorato della sua Venezia al punto da sacrificarsi a fare un doppio lavoro, inviare una bella PEC al ministro Renato Brunetta se quest’ultimo, preso dai troppi impegni, si fosse dimenticato di dedicarsi alla “legge speciale per Venezia”. Par di vederlo, come un personaggio della commedia dell’arte, un personaggio di Goldoni, recitare dolente “L’addio a Venezia“. Non te la prendere, Renato. Sarà per la prossima volta.

Pubblicato su Giornalettismo

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