Come ha scritto ieri su Giornalettismo Lorenzo Arena, “lo sappiamo tutti che se nessuno le racconta le cose non esistono”. E’ vero. Ad esempio: nel 2006 il sistema mediatico mondiale parlò a lungo del “rischio” della pandemia da influenza aviaria. In Italia furono dedicati 410 servizi televisivi, più di uno al giorno. In quell’anno la tubercolosi aveva colpito9 milioni di persone e fatto oltre due milioni di morti. Ma se ne parlò in un anno solo 3 volte. Senza arrivare ai Tg1 del mitico Minzolini, che dedica 10 secondi al crollo dell’occupazione giovanile e 5 minuti al medici senza frontiere2 Fame nel mondo? Due colonne in cronacarestauro di Via Montenapoleone a Milano, esiste un mondo che viene totalmente dimenticato dall’informazione, ed un altro che viene amplificato, distorcendo di fatto la percezione della realtà e, in un certo senso, alterandola. Stamattina, i giornali dedicano giustamente ampi spazi al riassetto della Fiat, ai dati preoccupanti per l’economia del Fondo Monetario Internazionale. E, bontà loro, danno un piccolo spazio  anche alla presentazione del RapportoLe crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009” di Medici Senza Frontiere. Si tratta di 27 pagine, in cui si confronta l’attenzione dei Tg italiani ad alcune gravi emergenze mondiali.

Nel 2009 i Tg italiani hanno parlato di 368 volte dell’accoppiata “saldi di fine stagione” e del “caldo d’estate”, che dovrebbe essere una non notizia. Solo 116 volte hanno trattato le crisi umanitarie che riguardano gli 800 milioni di persone che muoiono per fame o malnutrizione. La “Top Ten” delle crisi umanitarie vede primo l’Afghanistan con 1.623 notizie, seguito da Medioriente, Somalia, l’Iraq. Le altre crisi, dove si trovano le malattie tropicali dimenticate, la guerra nella Repubblica Democratica del Congo, il conflitto nello Sri Lanka e in Yemen, gli scarsi finanziamenti per la lotta all’AIDS, le condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan, i fondi inadeguati per la malnutrizione, i civili intrappolati nella violenza in Pakistan vengono poco più che nominati. E anche nel caso delle crisi più “gettonate”, spesso si racconta delle missioni militari italiana e statunitense, o le polmiche destra-sinistra sull’invio delle truppe. Raramente della violenza che blocca l’accesso alle cure per i civili.

Le “malattie tropicali dimenticate” (leishmaniosi viscerale, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli), che mettono a rischio 400 milioni di persone al mondo, non sono mai state nominate da un Tg: sono davvero dimenticate. L’influenza suina invece  in soli 9 mesi ha ricevuto ben 1.337 notizie. La ricerca e lo sviluppo di nuovi medicinali e presidi diagnostici sono senza fondi sufficienti e questo ha gravi conseguenze sui pazienti. Di AIDS e di malnutrizione si parla nei Tg italiani solo in caso di vertici internazionali o di visite del Papa in Africa. Il fatto che ogni anno da 3,5 a 5 milioni circa di bambini muoiono per cause legate alla malnutrizione, cioè un bambino che muore ogni 6 secondi non è una notizia. E quindi, non esiste.

Fare il giornalista, anche solo per divertimento, è un’attività esaltante. Puoi dire la tua, raccontare quello che per te è successo nel mondo e che merita una tua riflessione. Proprio ieri nella mia Perugia si è aperto il Festival del giornalismo. E stamattina nelle vie del centro storico, semisconosciuti cronisti e firme di prim’ordine passeggiavano, giornali nella mano, chiacchierando di Fini e Bossi, della pedofilia, di Balotelli che litiga con la curva dell’Inter. Del rapporto di Medici Senza Frontiere, nessuna notizia. Solo due colonne in cronaca.

Pubblicato su Giornalettismo

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