Oggi spezziamo una lancia in favore di Renato Brunetta, che dopo la trombatura di Venezia è alla ricerca disperata di visibilità. Il signore dei tornelli ha presentato nell’indifferenza generale il nuovo servizio di Posta Elettronica Certificata al cittadino. Il ministro fantuttone ha comunicato con l’enfasi dei momenti storici che “a partire dal prossimo lunedì 26 aprile, la Pec rivoluzionerà la comunicazione con la Pubblica Amministrazione”. Brunetta ha parlato di Pec per 10 milioni di cittadini entro il 2010. “Entro lunedì contiamo che la Pec sia attiva in tutti i comuni capoluoghi di provincia, ad oggi ce l’hanno 60 su 107, per una copertura dell’80% della popolazione residente. Ad oggi è attiva in 1.745 comuni su 8.094, quindi per un potenziale di popolazione di oltre 21 milioni“. Insomma, una data storica per l’Italia.Ma che cosa 9c17171654 1431385 med Brunetta, l’importanza di chiamarsi Pecè questa meraviglia delle meraviglie? La Pec al cittadino è uno strumento che consente di inviare e ricevere per e-mail messaggi di testo ed allegati con lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. Serve per evitare di scrivere una lettera di carta, allegando documenti di carta, e di doversi recare alle Poste per fare una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Ad occhio non sembra una rivoluzione. Ammesso che si diffonda davvero un uomo normale direbbe che è una dematerializzazione, uno gasato che è una semplificazione, un Brunetta che è una rivoluzione.  Per utilizzare questa meraviglia da lunedì 26 aprile bisognerà collegarsi al portale www.postacertificata.gov.it e seguire la procedura guidata: registrazione online, recarsi presso uno degli Uffici postali abilitati per l’identificazione e la conseguente firma sul modulo di adesione, muniti di documento di riconoscimento personale e di codice fiscale, con relativa fotocopia. Fino ad ora, nonostante la legge n. 2/2209, preveda che società, professionisti e le Pubbliche Amministrazioni debbano usarla obbligatoriamente questa rivoluzione non tira. Una prima operazione su grande scala di distribuzione delle Pec c’è già stata, ha coinvolto “i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato”, che entro il 28 novembre 2009, avrebbero dovuto tutti avere una casella di posta elettronica certificata. Invece, niente. Come mai? Perché, in questa rivoluzione che semplificherà la vita dei cittadini ci si è dimenticati di una cosa: non è previsto nulla in caso di inottemperanza. Quindi, una società privata, un libero professionista o una pubblica amministrazione che dovessero dimenticarsi di attivarla, o che non la usassero, non incorrerebbero in alcuna sanzione. Lo ha ammesso anche il ministro: “La Pec è un obbligo, ma senza la sanzione. E’ un fatto culturale. Spero che il 2010 sia l’anno della saturazione della carte nelle amministrazioni pubbliche“.

Una rivoluzione, sì. Ma virtuale. A parte la dematerializzazione, la vera semplificazione è che invece di spedire una lettera raccomandata si manda una mail. Ma quante raccomandate vengono spedite in una vita ad una Pubblica amministrazione da un cittadino? Se almeno la Pec servisse per tutti, potrebbe anche funzionare. Ma così, dov’è il vantaggio? Un altro beneficio sarebbe avere certezza di risposta. Ma a leggere bene, la certezza di risposta non dipende dal mezzo di trasmissione, ma dalla volontà dell’amministrazione di rispondere. E comunque il tutto è facoltativo, un fatto “culturale”. Più che una rivoluzione sembra (l’ennesima) illusione. Però, in questa rivoluzione virtuale qualcosa di reale c’è. Il bando della fornitura del servizio, 50 milioni di Euro, pagati dai cittadini italiani, vinto da Poste Italiane e contestato da coloro che hanno perso, ossia Lottomatica, Aruba e Fastweb. Perché Poste Italiane se lo è aggiudicato, come fu scritto qui, per via di strani requisiti nel bando. Uno prevedeva che l’aggiudicatario doveva possedere una “Rete di sportelli fisici in grado di assicurare un punto di accesso in almeno l’80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00”. Era davvero difficile prevedere chi avrebbe vinto. Caro ministro, una risata la seppellirà. E pensare che era stato caldamente raccomandato.

Articolo pubblicato su Giornalettismo

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