La vicenda del vulcano Fimmvorduhals, situato sul ghiacciaio Eyjafjallajokul in Islanda, fino a l’altro ieri sconosciuto a tutti, ci riporta come un secchio di acqua gelata all’essenza di ciò che siamo. Distratti dal nostro mondo antropizzato, fatto di ambienti artificiali, persi dietro le nostre auto, le strade, i nostri aeroporti dimentichiamo che siamo prima di tutto carne e sangue. Rapiti dal mito dello sviluppo, della modernità, dei traffici, degli scambi, dei commerci dei viaggi, del Pil, consumi e tutto il resto, dimentichiamo che basta poco, anche un banalissimo ramo che cade su un traliccio dell’alta tensione in Svizzera, per provocare il totale black-out dell’energia elettrica nell’intera Italia per più di 24 ore, come accadde il 28 settembre del 2003.

Ora la cenere di quel vulcano ha fatto diventare gran parte di un intero continente una “No fly zone”, battendo persino quel micidiale terrorismo che tanto condiziona vita ed opere di uomini e governi da un decennio. Illusi dalla dittatura della politica e dell’economia, ci siamo dimenticati della fisica e della biologia. Ecco invece che un’eruzione e le correnti, che sfuggono oggi come duemila anni fa al controllo dell’essere umano, ci ricordano che siamo solo piccoli uomini mortali che ora s’affannano, bloccati negli aeroporti, alla ricerca disperata di un treno. Chissà quanti appuntamenti saltati, riunioni annullate, quante vacanze andate in fumo o, se preferite, in cenere. Punti sperduti nell’universo che si scoprono a scrutare il cielo per capire quanto durerà questa cenere vulcanica trasportata dal vento.

Quella cenere non è un ostacolo al progresso, anche se chi ci è rimasto in mezzo sarà comprensibilmente arrabbiato. E, almeno stavolta, non è neppure un minaccioso avvertimento della natura “violentata” da un uomo che ignora i vincoli degli ecosistemi o del clima. Ma solo un monito per ricordare chi è davvero il padrone di questo minuscolo schizzo di terra dove ci troviamo per caso ad andare a tentoni. Ci ricorda che qui siamo ospiti, magari graditi anche se un po’ invadenti. Non i padroni. Quel vulcano che abbaia alla luna può essere una barzelletta, rispetto agli scenari apocalittici che ci vengono descritti da una larga fetta di scienziati e studiosi per colpa dei cambiamenti climatici. Purtroppo, anche stavolta, appena passerà l’emergenza, torneremo ai nostri i-pad, Tv al plasma, cellulari, automobili, treni. A parlare di Berlusconi, Obama, la crisi economica. Fino a quando un botto più grande degli altri ci ricorderà – stavolta, forse, definitivamente – chi siamo e cosa siamo davvero, in questo meraviglioso pezzetto dell’universo.

Buon tutto!

Pubblicato su Giornalettismo

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