Sfogliando i quotidiani di oggi l’occhio cade sull’inaugurazione del Salone del Mobile alla Fiera di Milano, con la presenza di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che da quella sede ha lanciato un accorato appello al governo per la salvezza del Paese: “Abbiamo tutti tirato la cinghia, cittadini e imprese. È arrivato il momento che anche lo Stato faccia lo stesso”. Brava Emma! Tu si che sai parlare chiaro! Sottolineando la necessità di una “svolta” e di “scelte nette” ha spiegato cosa intende: “Chiediamo di tagliare la spesa pubblica per trovare le risorse per investire in ricerca e innovazione”. Concetti innovativi. Uno sente dire tagliate la spesa pubblica e subito dice: Bene, bravo, bis! Quando ha smesso di spellarsi le mani, s’incazza perché la pensione minima è troppo bassa,  i servizi sanitari fanno schifo, le strade sono piene di buchi e rattoppi. Perché tagliare la spesa pubblica è uno slogan molto popolare,  ma sarebbe bene cominciare anche a dire dove, come e quanto. Le statistiche, che non applaude mai nessuno, dicono che in Italia la spesa dello Stato non è tanto più elevata di quella degli altri Paesi europei: da noi, più che troppo, si spende male. Sprechi, inefficienze, ma soprattutto una composizione della spesa squilibrata su certe voci e assente su altre.

Una voce di spesa dello Stato molto consistente è quella degli aiuti a pioggia alle imprese, che spesso diventano regali a gente che non ha bisogno. Sono circa 5 miliardi di euro all’anno. Ma Emma in questo caso mette da parte le forbici da rigorista, e chiede al governo impegni veri, concreti e non indeterminati, perché in un momento come questo in cui ci sono deboli segnali di ripresa non possiamo più essere lasciati soli”. E, per far capire che non sta chiedendo una carezza o  un bacino della buonanotte a Silvio (Berlusconi) e a Giulio (Tremonti), Emma precisa: “in un Paese che, per problemi di debito pubblico, non ha avuto di fatto un pacchetto di stimolo e che ha pochi mezzi a disposizione sono rimasti fuori dagli incentivi alcuni settori fondamentali della nostra economia come quelli del mobile e dell’arredo”. Cioè quelli che stanno seduti lì in platea ad ascoltare la sua requisitoria. “Noi chiediamo – continua – che ci sia un ripensamento nei confronti questo settore”. Per la Marcegaglia sarebbe opportuno “incentivare i consumatori ad acquistare mobili che può essere un modo intelligente per aiutare i consumatori e le imprese del settore”. Eccola, la spesa dello Stato che piace ad Emma. Tagliare i soldi per gli ospedali, le scuole, l’assistenza agli anziani, le pensioni. Tagliare, tagliare! Basta con il lassismo! Ma sugli aiuti alle imprese, non si può. Anzi, vanno aumentati.

Siccome però Emma è una persona responsabile, un vero esponente di quella classe dirigente che tanto bene ha fatto all’Italia, si è posta il problema che non si può solo tagliare le spese. Ci vuole anche un’altra cosa: “tagliare il fisco per dare potere d’acquisto”. Brava, bene bis! Emma for President! Neanche Masaniello sarebbe riuscito a dirlo meglio. Chissà se la Marcegaglia mentre parlava aveva sotto mano il Sole 24 ore, il quotidiano di quella Confindustria che Emma casualmente preside, che proprio in tema di fisco e di tasse aveva pubblicato proprio ieri un editoriale di Angelo Provasoli e Guido Tabellini con questo inizio: “Se la maggioranza di governo vorrà davvero attuare un’incisiva riforma del sistema tributario italiano, la prima questione da affrontare è l’evasione fiscale.” Accidentaccio! Ma siamo sicuri? Chissà se Emma avrà letto che “A seconda delle stime, il valore aggiunto non dichiarato varia tra il 16% e quasi il 18% del Pil, con una perdita complessiva di gettito che nel 2007 era stimata di oltre 100 miliardi di euro, pari a oltre il 60% dell’intero gettito Irpef”. Però! Certo che ce ne sarebbe di soldi da recuperare! Ma non è finita: “Inoltre, le rendite immobiliari dichiarate sono inferiori del 22% rispetto alle rendite catastali, mentre gli immobili presenti in catasto sono il 16% in più di quelli indicati dai contribuenti.” Va bene, ma se in Italia l’evasione è così alta ci sarà una ragione, no? Sarà colpa del vento, del sole, del mare, del mandolino, di Stalin, di Bin Laden. No: gli autori scrivono: “Non vi è una ragione tecnica che spieghi perché l’evasione fiscale sia così diffusa nel nostro paese, tanto da essere un fenomeno di massa. La ragione è politica. Se davvero si volesse, l’evasione fiscale potrebbe essere sostanzialmente debellata con investimenti non elevati.” Evidentemente, Emma non legge Il Sole 24 ore. L’unico quotidiano rosa che gli interessa, è la Gazzetta dello Sport.

Articolo pubblicato su Giornalettismo

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