La lettera dell’anonimo imprenditore che ha chiuso il caso dei bambini rimasti senza mensa ad Adro, in provincia di Brescia, pagando di tasca propria i 10 mila euro di debiti dei genitori che non pagano la refezione scolastica non è una lettera qualsiasi. E’ una bomba lanciata nell’assordante silenzio del conformismo, dell’intolleranza, dell’irresponsabilità sociale e della disumanità dell’Italia di questi anni.  Quest’imprenditore “figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità”, che ha fatto fatica per salire i gradini della vita e conquistarsi un’attività che oggi lo fa vivere bene, ha votato per Formigoni. Ma non si ritrova “in queste scelte del centrodestra” ed ha detto cose profonde, su cui riflettere.

La prima e la più importante è che esiste un pezzo di Paese – forse più grande di quanto non s’immagini –  che si riconosce in valori di centrodestra ma non confonde il perseguimento del benessere individuale con l’egoismo sociale, la fermezza per il rispetto delle regole e dei valori dell’occidente con l’intolleranza verso gli stranieri, che sa cos’è il rispetto per i bambini, per l’essere umano, in una parola per le persone. Un uomo che non confonde l’elemosina con il dono, la prima figlia di quello “stato compassionevole” che piace tanto al governo, il secondo che, parafrasando Gaber, significa considerarsi “felice solo se lo sono anche gli altri”.

Un uomo di destra a cui non piace la “crescente insofferenza verso chi ha di meno”, che porta ad essere durissimi con “furbetti che non pagano la retta scolastica” ma complici di quelli “milionari che vogliono anche fare la morale agli altri”, come ad esempio i tanti evasori fiscali. Un uomo di destra che si vergogna che proprio l’Italia “sposti progressivamente l’asticella dell’intolleranza”, specie verso quegli stranieri che poi ci lavano le auto, ci fanno da mangiare, ci accudiscono i genitori. Un uomo che agli immigrati chiede “il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi”, ma con “fermezza ed educazione, cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.” Un uomo religioso, ma che non fa finta di non vedere una Chiesa di Roma disponibile “a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo”. Che se la prende anche con il suo leader Berlusconi, “segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare partito dell’amore”.

Un uomo che non è un benefattore, ma che sa vedere bene cosa stiamo diventando e dove potremmo andare a finire. Un uomo che non appartiene a quel pezzo d’Italia – la sinistra – che con sprezzo del ridicolo si autodefinisce “la parte migliore del Paese”, ma capace di dire a chiare lettere a questa deriva disumana: “Io non ci sto”. Un uomo che ci fa capire con semplicità che un’altra Italia è possibile. E non deve necessariamente essere quella di Bersani o di Vendola o di Di Pietro. Io, da sempre di sinistra, con i miei valori e la mia storia, da lui certo distanti ma non sempre necessariamente diversi, vorrei abbracciarlo idealmente. Come un fratello.

Pubblicato su Giornalettismo

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