Al convegno degli industriali a Parma “Libertà e benessere, l’Italia al futuro”non c’è stato solo Berlusconi. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il sindacalista  Cisl Raffaele Bonanni hanno detto cose interessanti durante la tavola rotonda “Pronti al cambiamento: il ruolo delle istituzioni. Il ministro, folgorato sulla via di Parma,  si è accorto improvvisamente che in Italia per il lavoro c’è bisogno di riforme. Ed ecco l’annuncio: cambierà lo Statuto dei lavoratori. “Entro maggio presenterò un testo nuovo“. Era ora, anche se sarebbe bello sapere cosa intende fare il ministro, perché a Parma non lo ha detto, beccandosi lo stesso gli applausi della folla imprenditoriale. Applausi che si sono fatti scroscianti quando Sacconi si è scagliato contro i giovani bamboccioni: “occorre lavorare anche sulla cultura dei giovani: bisogna aiutarli ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche il più umile, purché sia regolare. Solo così si potrà difendere la vera cultura del lavoro“. In effetti, il problema della disoccupazione giovanile è angosciante. Come si è detto qui, il tasso di disoccupazione a febbraio è rimasto invariato (8,5%) ma quello dei Sacconi Bonanni Fare il ministro o il sindacalista? E sempre  meglio che lavoraregiovani 15-24 anni è salito al 28,2%, superiore di 7,6 punti rispetto a quello europeo. Il bello è che il dramma si è acuito proprio sotto il governo Berlusconi, a causa della crisi. E sapete perché? Perché, quando tutti  chiedevano le riforme del mercato del lavoro, proprio per proteggere i giovani precari, i senza ombrello della crisi, il ministro Sacconi  faceva spallucce e diceva che non ce n’era bisogno. D’altronde, solo i cretini non cambiano idea.

Ma il rimedio non sono le riforme, ragazzi. Dovete accettare tutti i lavori, anche quelli più umili. Perché “solo rivalutando il lavoro manuale si potrà battere il nichilismo delle generazioni degli anni ‘70 che sono entrate nei mestieri dell’educazione, della magistratura, dell’editoria, non tanto per occupare, come diceva Gramsci, le casamatte del potere, quanto per infrattarsi, perché è sempre meglio che lavorare”. Accidenti, che capacità di analisi. E soprattutto di autocritica. Perché nel profilo del ministro sul sito del Governo scopriamo che Sacconi si è Laureato in Giurisprudenza, e non ha perso tempo: ha subito lavorato come professore a contratto nell’Università (quindi nel settore dell’educazione), proprio negli anni ‘70. E poi, ha accettato un mestiere umile: è stato subito eletto deputato, giovanissimo: all’età di soli 29 anni, nelle file del Partito Socialista Italiano di Craxi, nel 1979.

E’ stato più simpatico Raffaele Bonanni, teoricamente capo del secondo sindacato italiano. Non si è preoccupato di parlare dei cassa integrati, dei giovani precari, ai quali servirebbe forse non solo l’invito ad andare a fare i facchini o a raccogliere i pomodori ma anche maggiori investimenti in innovazione, ricerca, e altro. Poteva magari anche difendere le centinaia di migliaia di italiani che negli anni ’70 sono andati a lavorare onestamente per qualche centinaia di migliaia di lire mentre i portaborse del potere diventavano giovani deputati. Ma aveva da dire cose più importanti. “La Cisl e la Uil hanno approvato la flessibilità pur di innovare e investire. Non è normale il comportamento di chi ostacola, non è d’accordo e pone i propri veti. La parte maggioritaria del sindacato italiano, grazie a Dio, si prende le sue responsabilità mentre c’è una parte minoritaria che ancora insiste su vecchi rischi con un comportamento non consono al periodo della nostra vita“. E giù applausi. Per carità, la Cgil a volte pecca di massimalismo. Ma tra i compiti di un sindacato c’è anche quello di fare – almeno un paio di volte ogni 10 anni – la controparte degli imprenditori. Almeno così accade, anche in Usa e in Gran Bretagna. Clima quasi da stadio poi per il suo attacco ai costi della politica. “Basta coi presidenti di Provincia che prendono più del presidente degli Stati Uniti, e basta coi governatori delle regioni che guadagnano di più del presidente della California“. Parole sante, per carità. Certo, viene da chiedersi: Chissà quanto guadagnano i leader sindacali.

Dopo di loro, gli applausi si sono spenti. E’ salito sul palco un noto comunista, il professor Nouriel Roubini. Che senza concedere nulla all’oratoria in 30 minuti ha illustrato i mali e le cure che abbisognano all’Italia. E non ha parlato di mandare i giovani con tre lauree a cogliere i pomodori, ma di altro. Chissà perché.

Pubblicato su Giornalettismo

Annunci