E’ tornato a salire – ma perché, s’era mai abbassato? – il prezzo della benzina. Il Giornale parla addirittura di “stangata post pasquale”. SE lo dicono loro, sarà vero. A mettere mano ai prezzi, dopo un periodo di relativa tranquillità dopo i maxi aumenti della metà di marzo, sono state Q8 ed Erg. Secondo la rilevazione della Staffetta Quotidiana, la ERG ha ritoccato il prezzo della benzina di 1,5 centesimi portandolo a 1,425 euro per un litro, mentre ha aumentato quello del gasolio di 2 centesimi, arrivando a 1,259 euro. La Erg, invece, ha aumentato i prezzi di entrambi i prodotti di 1 centesimo portando la verde a 1,418 euro e il gasolio a 1,244 euro. Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha ricordato all’ Ansa robin Poltrone sì, riforme forse. Il prezzo della benzina può  attendereche “i prezzi della benzina continuano a salire. Prima di Pasqua alcune compagnie petrolifere avevano superato la soglia di 1,4 euro al litro per la benzina e di 1,25 euro/litro per il gasolio”. Ovviamente il rischio è che questi aumenti abbiano ripercussioni su molti altri prodotti, rilanciando l’inflazione: “Come dimostrano i dati Istat resi noti nei giorni scorsi  i continui rialzi della benzina hanno già innescato un meccanismo moltiplicativo sui prezzi, in particolare su tutta la merce trasportata su gomma e rischiano di scatenare pericolosissime aspettative di inflazione”.

Che strano: nel non lontano giugno del 2008 il ministro dell’Economia Giulio Tremonti decise una maggiorazione dell’aliquota Ires per i profitti delle compagnie petrolifere a cui venne dato un nome bellissimo: Robin tax. L’obiettivo era di fermare la speculazione sul prezzo della benzina e sostenere i redditi bassi. Diceva il Governo, nella pagina web appositamente dedicata, che l’imposta era dovuta alla “Necessità di vigilare, in quanto i settori elencati pur essendo liberalizzati, non sono ancora caratterizzati da livelli di concorrenza tali da incidere adeguatamente sulla possibilità di traslare sui prezzi al consumo l’onere della maggiorazione d’imposta. Per assicurarsi che ciò non avvenga, è necessario che essi non incrementino a tal fine i propri margini”. Lo spiegava con maggior chiarezza al Sole 24 ore lo stesso ministro. “La nostra proposta –spiegava Tremonti – è quella di tassare un po’ di più i petrolieri per dare un po’ di più a chi ha bisogno di burro, pane e pasta che sono le vere emergenze del momento”. Idea grandiosa. Ma – forse, a causa di un complotto comunista – non tutto deve essere andato come previsto: perché alcuni segnalano che a fronte della diminuzione del costo del petrolio dai 100 dollari a barile del marzo 2008 agli 80 dollari attuali, il prezzo della benzina è aumentato dagli 1,42 euro al litro attuali contro 1,38 di allora.

Come mai questa stranezza? Forse è colpa dei dati: come per la cassa integrazione, la disoccupazione, la recessione. Tutto un complotto.  ma ceh si potrebbe fare? E’ sempre il Giornale a riportare il parere del Presidente del Codacons. “il Governo avrebbe dovuto dimostrare di non essere succube delle compagnie petrolifere, liberalizzando il settore, favorendo l’ingresso di nuovi competitori, come la grande distribuzione e le pompe bianche, favorendo la trasparenza dei prezzi”. Invece, “è da un anno che annuncia la riforma del settore, senza però aver ancora preso un solo provvedimento “. Già liberalizzazioni è una brutta parola, molto meglio parlare di odio e di amore. A pensare male si fa peccato ma c’è chi sospetta tra l’altro che l’aumento del prezzo della benzina e quindi dei profitti dei petrolieri (e quindi del gettito della “Robin tax”) non siano così sgraditi al ministro Tremonti. Sara vero? Chissà.

Ma una cosa è certa: della faccenda non si è parlato – stando a quello che scrivono i giornali – nell’incontro di ieri sera ad Arcore tra Berlusconi e Bossi, presente anche Renzo detto “el trota”. Si è parlato della poltrona di Ministro dell’agricoltura, di quella di Sindaco di Milano, della legge sulle intercettazioni. Già che c’erano, anche di presidenzialismo e federalismo. Ma di prezzo della benzina no. Dal territorio gli uomini della Lega non avevano avuto segnalazioni e non ne hanno fatto menzione al senatur. E neppure gli esperti di marketing di Berlusconi ne sapevano nulla dai loro sondaggi. Se si fa in tempo, se ne riparlerà un’altra volta. Ma con calma, non c’è fretta.

L’articolo è stato orginariamente pubblicato su Giornalettismo

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