Sui giornali di oggi è tornata in prima pagina una parola che sembrava cancellata dal vocabolario: riforme. L’ha detta e ripetuta più volte addirittura il premier Berlusconi, dopo che in molti eravamo pronti ad andare a Chi l’ha visto? per cercarla. L’ha fatto in grande stile, utilizzando anche Facebook, la pagina del Giornalegrande risalto alla svolta internettiana del premier, manco fosse un Grillo qualsiasi, con toni trionfalistici su accessi e commenti. Berlusconi, scrive il quotidiano di Feltri, farà le grandi riforme. Le sue priorità: “vogliamo procedere con una riforma dello Stato, una grande e profonda riforma della giustizia, un ammodernamento del fisco.” Temi Riforme Riforme: tra il dire e il fare c’è di mezzo Berlusconiimportanti, ma non meno di altri (lavoro, pensioni, liberalizzazioni). Manca ad esempio il federalismo fiscale, cavallo di battaglia dell’amico-nemico Bossi, che come riporta l’Ansa – è pronto alla conquista anche del centro sud. Berlusconi se ne sarà dimenticato, succede. Il premier ha dimenticato anche di accennare tra i grandi temi al rilancio – oggi, non fra 3 anni – dell’economia e dell’occupazione. Forse su internet non hanno appeal. di famiglia, che infatti dà

La prima grande riforma, manco a dirlo, è quella delle intercettazioni. Ma sbaglia chi pensa che stavolta è solo propaganda. Berlusconi stavolta ha davvero bisogno delle riforme, per costruirsi un futuro politico. Già. Perché che cosa vuol fare da grande Silvio? Ma è chiaro: il presidente della Repubblica, magari eletto direttamente dai cittadini. Un modo elegante per scansare giudici e comandare su tutto e tutti per altri 10 anni, fino al 2020, quando sarà uno splendido ultraottantenne. Bella idea: sono anni che tutti gli chiedono le riforme, e finalmente lui le fa. Ma siamo proprio sicuri che i “giovanotti” che scalpitano per rubargli il posto (Tremonti, Fini, Formigoni, Casini) e i bravi ragazzi del Pd siano così ansiosi di spalancargli le porte, facendogliele fare per davvero? Immaginiamo la scena, seguendo un ragionamento fatto ieri da Marcello Sorgi su La Stampa: Silvio guida da Palazzo Chigi la riforma istituzionale, cambia la giustizia, riforma il fisco e poi, nel 2013 alla scadenza della legislatura cosa fa? Saluta e va fare il nonno? Difficile crederlo. Ed è difficile pensare che i suoi successori potenziali e i suoi competitors (anch’essi potenziali, a dire il vero) di centro sinistra siano così ingenui.

Insomma, la via delle buone intenzioni – dove si cela molta ipocrisia – è lastricata di moltissimi ostacoli. La road map delle riforme è un campo minato. Il presidenzialismo? Si sa già che al Pd non piace. La giustizia? Se è un salvacondotto per Berlusconi sembra molto difficile. Il federalismo? Fino ad oggi le Commissioni “tecniche non hanno fatto nulla, ed è già passato un anno dall’approvazione della legge delega. Ora, ma ce li vedete i Caldoro e Scopelliti, governatori di Campania e Calabria, appena insediati nei loro Palazzi, spalancare le porte a Zaja, Cota, Formigoni per una riforma che – comunque la si rigiri – toglie risorse al Sud per portarle (o riportarle, se preferite) a Nord? E’ vero che la maggioranza in Conferenza Stato Regioni ora ce l’avrebbe il centro destra, ma bisogna garantirsi il voto di Sardegna, Sicilia, Campania, Calabria per farla passare. A parole sembra facile. A fatti, vedremo.

Il fisco. Ma Berlusconi cos’ha in mente? Secondo quanto detto all’Agi dal fedelissimo Paolo BonaiutiCi vorranno almeno tre anni per realizzare la riforma fiscale voluta dal Governo Berlusconi e, quindi, ridurre le tasse. Ecco la parolina magica.  certo, il lavoro da fare è lungo perché “c’é da risistemare interamente tutte le categorie ed evitare che si finisca sempre e solo ad incidere sui lavoratori a reddito fisso”. Dunque la riforma fiscale arriverebbe a fine della legislatura, ma più probabilmente dopo. Ridurrebbe le tasse ma spostando il prelievo dal reddito fisso agli altri contribuenti. De Gaulle avrebbe detto “Vaste programme”, perché significa affrontare il nodo dell’evasione fiscale. Berlusconi che si mette alla guida della lotta all’evasione fiscale è uno spettacolo da non perdere: mettiamoci comodi, chi porta i pop-corn? Tremonti intanto parla, ma non dice le stesse cose. Certo, parla di riforma radicale.  Ma, visto anche il pesante debito pubblico che abbiamo , non accenna a riduzioni delle tasse. Anzi.

E Fini che farà? Adesso assiste defilato alla presentazione – molto sottotono – di “Generazione Italia”, degradata da corrente finiana dentro il Pdl a “aggregatore” e “laboratorio di idee”. E sta zitto, per ora. Per un po’, in attesa di tempi migliori. Ma è difficile credere che lascerà che Berlusconi faccia tutte le riforme, vada al Quirinale e lo freghi un’altra volta. Perlomeno, ci proverà a fermarlo. A proposito, ecco il titolo del Sole 24 ore: “Nasce Generazione Italia, prove di dialogo tra Fini e il PdL”. Ma scusate: non era il cofondatore?

Buon tutto!

L’articolo è stato pubblicato su Giornalettismo

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