Finalmente, ci siamo. Dopo un mese brutto, che più brutto non si può, passato tra sconfinamenti istituzionali, censure neppure tanto velate e anche di peggio, la parola passa al corpo elettorale. Il popolo sovrano sceglierà 13 presidenti di Regione, 4 presidenti di Provincia e diversi Sindaci, tra cui quello di Venezia. Sono elezioni amministrative ma, come ha giustamente sottolineato in più occasioni Silvio Berlusconi, il rilievo sarà senza dubbio politico, visto che votano 41 milioni di elettori sui 48 totali.

Molte le cose da osservare. Prima di tutto, chi vincerà la conta dei voti assoluti tra maggioranza ed opposizioni, indipendentemente dal numero di regioni conquistate. Ma non è così semplice: bisognerà vedere quanti voti otterrà la coalizione di centro destra che governa il Paese rispetto alle europee del 2009 e alle politiche del 2008. E quanti andranno alle opposizioni in confronto con il passato. Per vedere chi sale e chi scende. Bisognerà soprattutto vedere il peso dell’astensionismo, spettro che agita in queste ore soprattutto Berlusconi e il PdL: mobilitare il proprio elettorato, che molti dicono sfiduciato e disilluso, potrebbe davvero segnare la differenza tra vittoria e sconfitta per il maggiore partito italiano e forse persino per lo stesso governo.

Bisognerà vedere anche gli equilibri interni alle coalizioni: l’annunciato sorpasso della Lega Nord sul PdL potrebbe avere effetti dirompenti, ad esempio sul versante del “federalismo fiscale”. Tant’è che qualche maligno dice che molti esponenti berlusconiani non piangerebbero per una sconfitta in Piemonte. Lo stesso vale per l’altra parte: non è indifferente per il futuro quali saranno i pesi specifici di sinistra radicale, IdV, Udc e Partito democratico. Naturalmente conterà anche il numero di Regioni vinte, un tema che non è solo simbolico: in gioco c’è la maggioranza della Conferenza Stato Regioni, organo poco conosciuto ma molto importante per diverse questioni, dove avere o meno una maggioranza “omogenea” con il governo nazionale non è cosa da poco. Inoltre, conterà molto anche il “peso” delle diverse regioni vinte: senza offesa per nessuno, l’Umbria non è il Lazio e le Marche non sono il Piemonte.

Ma il brutto è che, comunque vada, sarà un insuccesso. Un insuccesso del Paese, che sta annegando, apparentemente senza speranza, nella gelatina del crepuscolo berlusconiano: un leader che avrà di sicuro ancora gli anni contati, ma che – è palese a chiunque abbia occhi per guardare – ha completamente esaurito la sua spinta propulsiva ed ampiamente dimostrato di saper vincere bene le elezioni ma di non essere poi in grado di governare i problemi, che sono purtroppo tanti, vecchi e nuovi. All’orizzonte, però, si vede solo un acerbo localismo leghista, un neo corporativismo tremontiano che sembra peggio del berlusconismo, un Fini in cerca d’identità, un’opposizione senza numeri e senza idee.

Ecco perché qualsiasi opzione (voto al centro destra, al centro sinistra, astensione), al di là di qualche buona candidatura che pure c’è qua e là, sembra sbagliata. Colpa di tutti: politici, media, e anche di cittadini troppo spesso svogliati o aggrappati ad un miope “particulare”. In questa mancanza di prospettiva, in quest’aria che ristagna sotto il cielo plumbeo, andiamo incontro a quelle che sembrano davvero le peggiori elezioni della nostra vita. Sperando che la nottata passi presto.

Buon tutto!

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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