Mentre in Parlamento si svolgeva – meglio tardi che mai – il dibattito sulla crisi economica, la Commissione europea ha esaminato l’aggiornamento del programma di stabilità economica e finanziaria dell’Italia. Nel suo linguaggio felpato la Ue ci è andata pesante, ritenendo “a rischio gli obiettivi di riduzione di disavanzo e debito espressi dal governo italiano”, perché alla base ci sono ipotesi macroeconomiche giudicate molto favorevoli e perché mancano dettagli sulla manovra prevista per 2011 e 2012 con cui l’Italia intende ridurre il deficit. Il nostro Paese deve tenersi pronto ad adottare “ulteriori misure” per raddrizzare i conti pubblici nell’eventualità che una crescita economica inferiore a quella – molto ottimistica, il 2% all’anno nel biennio 2011-2012 – prevista dal governo italiano metta a rischio il raggiungimento degli obiettivi di risanamento del deficit.

L’Europa teme anche che le entrate effettive si rivelino comunque inferiori al previsto, soprattutto per quanto riguarda lo scudo fiscale, e che le spese possano risultare superiori a quanto indicato, per effetto del federalismo fiscale. Ma soprattutto la Commissione ha detto che gli obiettivi di riduzione del deficit indicati da Berlusconi e Tremonti sono effettivamente molto rigorosi, ma che nel programma italiano non è spiegato come il Governo intenda ottenerli. Non dà alcuna soddisfazione ricordare che l’avevamo detto. E che avevamo anche avvertito sulle prospettive poco tranquillizzanti di crescita per l’Italia, sulla natura più virtuale che reale dello scudo fiscale, sui possibili effetti finanziari negativi del federalismo fiscale dei gattopardi. No, nessuna soddisfazione. Solo preoccupazione, aggravata dal discorso di Tremonti di ieri pomeriggio in Parlamento.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: il ministro non ha dato – al contrario di quanto promesso – alcuna indicazione su come intende impostare la pesante manovra di rientro promessa a Bruxelles e le misure per rilanciare l’economia, preferendo dispensare frasi ad effetto come “Non siamo stati immobili sulle cose da fare, ma siamo stati irremovibili sulle cose che non si dovevano fare” evitando di “essere la causa e l’epicentro della crisi”. A parte il fatto che – anche se l’Italia non è la Grecia – sull’efficacia della strategia di Tremonti di “messa in sicurezza dei conti pubblici” c’è molto da dire, la sberla della Commissione europea avrebbe meritato un accenno di risposta.

Invece, niente. Da Tremonti un discorso debole e di retroguardia. Il ministro è sembrato un malato che anziché guardare in faccia la malattia e iniziare la dolorosa terapia verso la guarigione preferisce continuare a far finta che va tutto bene, prendendo in giro gli italiani, i mercati e l’Europa. E noi siamo costretti a ballare sull’orlo del vulcano assieme a lui, all’unico che “ha capito in anticipo l’arrivo della crisi”, al miglior ministro del mondo del miglior governo del mondo. Aspettando la prossima sberla, sperando che non sia più forte delle altre e non ci butti dentro il vulcano. E’ ora di smettere di ballare e cominciare a risalire. Ma non si può perdere altro tempo.

Buon Tutto!

Il post è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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