Renato Brunetta ne ha pensata un’altra. Il signore dei tornelli ha lanciato l’idea di un programma dall’immaginifico nome: “Vinca il migliore”, con il quale si offrirà “chiavi in mano”  a tutte le pubbliche amministrazioni, grandi e piccole, centrali e periferiche, un servizio completo – svolto da un’agenzia “esterna” – per la realizzazione dei concorsi pubblici. Secondo il ministro sarebbero così eliminate le raccomandazioni che non premiano il merito, e la procedura per le assunzioni nella Pubblica amministrazione diventerebbe più semplice, più veloce e meno costosa. L’idea che in Italia comincino a vincere i migliori è stuzzicante, ma purtroppo la proposta  di Brunetta è solo stravagante, per varie ragioni.

In primo luogo c’è una differenza non marginale tra un concorso per dirigente alla Regione Lombardia o al Ministero delle finanze e quello per usciere al comune di Canicattì: è difficile standardizzare valutazione dei titoli e del curriculum professionale, prove scritte ed orali  per i concorrenti. Poi, pensare che tutti i concorsi pubblici che si svolgono in Italia siano seguiti da un’unica struttura significa creare l’ennesimo ente elefantiaco, si chiami Formez, Università Bocconi o Pinco Pallino. Ancora, solo un ingenuo – o un furbacchione in malafede – può credere che le raccomandazioni si eliminano affidando all’esterno l’espletamento del concorso: come il ministro dovrebbe sapere bene, se è raro che un dirigente o un funzionario pubblico non obbediscano alle “invasioni di campo” del politico di turno, è proprio impossibile che a farlo sia un’agenzia o un consulente “esterno”, per prestigioso che sia: è pagato proprio per fare ciò che il politico vuole.

Ma c’è di più: se la Pubblica amministrazione che Brunetta ha così brillantemente riformato in questi 20 mesi, come il nostro ha sostenuto recentemente anche polemizzando con Luca Montezemolo, non viene ritenuta ancora in grado neppure di selezionare da sola il suo personale, significa davvero che dietro le dichiarazioni del ministro c’è il nulla. E soprattutto, quest’ennesima rivoluzione annunciata dal ministro fantuttone non è obbligatoria, ma facoltativa. Le Pubbliche amministrazioni saranno libere di fare quello che credono: farsi i concorsi da sole o rivolgersi all’agenzia che – forse – verrà creata.

Ora, da che mondo è mondo, i provvedimenti facoltativi non scatenano rivoluzioni. La raccomandazione del politico che fa promuovere i “servi” anziché i bravi non si combatte offrendo la “facoltà” di ricorrere all’esterno. La pubblica amministrazione non si riforma con i titoli sui giornali o con opzioni facoltative. Purtroppo, come al solito, a Brunetta interessa solo spararla grossa, raccogliere l’attenzione di media e opinione pubblica, e sentirsi al centro dell’attenzione. Così a vincere continuano ad essere sempre i peggiori.

Buon tutto!

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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