Il declino italiano è un affare di famiglia. La fotografia dell’ultimo studio dell’Ocse, “A family affair” che, dati alla mano, misura la mobilità sociale tra le generazioni nei paesi ricchi del mondo offre uno spietato spaccato del perchél’Italia è incamminato – da tempo, ma con una paurosa e preoccupante accelerazione nell’ultimo decennio – verso la strada del declino economico. Una società pietrificata, dove tutti, nel bene e nel male, sono e restano “figli di papà”, con gerarchie pressoché immutabili, dove il merito individuale e il talento contano quasi nulla e in cui, dunque, salire (o scendere) la scala è una possibilità minima, precaria e riservata a pochi fortunati (o sfortunati). L’Italia va a collocarsi nel gruppo di testa della vischiosità sociale in quasi tutti i parametri presi in considerazione dall’Ocse. Con conseguenze nefaste dal punto di vista sociale ed economico. Perché società meno mobili tendono ad utilizzare meno i talenti che hanno, cosicché potenziali ottimi medici devono cedere il passo e mediocri figli di medici. Potenziali imprenditori di successo fanno se va bene i ragionieri mentre i figli degli imprenditori mandano in rovina le aziende di famiglia. E poi, la sensazione di una disuguaglianza delle opportunità impossibile o quasi da sconfiggere produce scoraggiamento e demotivazione tra i giovani, con effetti immaginabili sulla mentalità, sulla voglia di fare, e conseguentemente sulla cosiddetta competitività del paese.

Si nasce, si cresce e si muore con la sensazione fondata che la via sia già in gran parte segnata, come se nel nostro Paese ognuno partecipi a campionati separati e non comunicanti. Da una parte la capacità, il merito, il successo scolastico. Dall’altra la frase: “Mi manda papà, o addirittura il nonno”. Fanno ridere, in questo contesto, le dichiarazioni di Brunetta sui “bamboccioni” fannulloni o sui padri pensionati nemici dei figli disoccupati. Certi padri in Italia sono fin troppo amici dei loro figli, al punto da spianare la loro strada anche se sono dei buoni a nulla. Il “familismo amorale”, la corporazione, il clan, il caldo abbraccio della famiglia, della mamma e del papà nascondono una voglia di conservazione dello status quo. A capo di questa cricca che si mangia il futuro del Paese in nome dei figli che “so piezze ‘e core” non ci sono i padri pensionati di Brunetta. Ma i padri politici, giornalisti, medici, avvocati, imprenditori di grido, professori universitari. La mediocre classe dirigente che sta mandando il paese in rovina.

Buon tutto!
L’articolo è stato pubblicato originariamente su Giornalettismo
Annunci