Ieri in 6 mila a L’Aquila hanno fatto ciò che suggeriva questo slogan:  “sveglia, rizzete e vè a lavorà con noi pè sgombrà L’Aquila dalle macerie”. Sono i 6 mila cittadini del capoluogo abruzzese che hanno partecipato alla “rivolta delle carriole”. Perché, mentre si faceva spettacolo da Vespa inaugurando le C.A.S.E., i M.A.P.  e mandando intanto un sacco di gente negli alberghi delle coste, a nessuno era venuto in mente di fare una cosa meno spettacolare e più semplice: togliere i 4,5 milioni di tonnellate di macerie che si trovano nel centro storico della città abruzzese.

Eppure, sarebbe bastato spostare circa un terzo delle macerie per poter far partire i lavori su circa 10 mila edifici danneggiati tra centro storico e frazioni. Qualcuno dice adesso che la colpa è degli enti locali, che dovevano pensarci loro, mentre il povero Bertolaso e la Protezione civile lavoravano alacremente tra la Maddalena, L’Aquila, i mondiali di nuoto, i 150 anni dell’Unità d’Italia, per il bene della nazione.

Mica proprio vero, però: l’Ordinanza n.3797 della presidenza del Consiglio dei Ministri di luglio 2009, all’art.19,  dava potere al Commissario delegato, appunto Guido Bertolaso, di “prevedere, in sostituzione dei Comuni che non adottavano provvedimenti, alla individuazione dei siti da adibire a deposito temporaneo, alla eventuale requisizione dei siti idoneii”. Ed per la rimozione e il trattamento dei “rifiuti” era autorizzato anche “a ricorrere al genio militare dell’esercito”.

Ma bisogna scusarlo, poverino. Aveva tanto da fare, e soprattutto altro a cui pensare. Ad esempio farsi curare la cervicale al Salaria Village.

Buon tutto!

Il post è stato pubblicato su Giornalettismo

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