E così, il dado è tratto: Paola Binetti, la teodem, la pasdran dell’Opus dei, dopo mesi di annunci, ha deciso di lasciare il Pd per trasferirsi all’Udc di Casini. Si potrebbe liquidare la cosa con le parole del ministro Roberto Calderoli:”E’ assolutamente condivisibile e rispettabilissima la scelta della Binetti di abbandonare il Partito Democratico, del resto solo gli stolti non cambiano mai idea. Ma se vuole essere davvero coerente la Binetti deve dimettersi da tutti i mandati ricevuti, incluso quello di parlamentare, con i voti del Partito Democratico”.

Si potrebbe liquidare la teodem del Pd come fa ironicamente il mondo del web. Saluti come “Ciao, cilicio”, “L’avevo detto che se nevicava a Roma, qualche altro miracolo sarebbe accaduto…” e via piangendo di disperazione per la dipartita. Ma invece una riflessione può essere utile. L’onorevole Binetti sbatte rumorosamente la porta perché si è “sentita un bersaglio”, perché le “è stato negato il diritto alla parola e alla rappresentanza dei valori cattolici” dentro il Pd. Pietra dello scandalo la candidatura di Emma Bonino.

Un momento. L’articolo 1 punto 6 dello Statuto del Pd, dice che il Pd “riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno” e “pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità, l’orientamento sessuale, l’origine etnica”. E nel manifesto dei valori del Pd c’è scritto che “la laicità presuppone uno spazio pubblico di libero confronto, “rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali”.

Ci piacerebbe che l’onorevole Binetti spiegasse quali di questi principi sono stati lesi dal Pd in questi mesi. Non sembra che siano stati lesi con la candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio. Tra quanto scritto nel manifesto dei valori e le accuse della onorevole Binetti di “eccessiva laicità” alla candidata Presidente a suonare stonate sembrano le dichiarazioni della Binetti. Come stonato sembra l’aut aut “O lei o io” della nostra onorevole “nominata” con lo Statuto del Pd. Non sembra neppure che alla Binetti sia stata negata libertà di parola: neppure dopo l’augurio “provocatorio” della deputata teodem per una sonora sconfitta del candidato presidente del Pd in Lazio, e la sua esplicita dichiarazione di voto per Renata Polverini, nessuno nel Pd ha pronunciato scomuniche.

Intendiamoci: Paola Binetti fa benissimo ad lasciare il Pd e ad approdare all’Udc, se non condivide più il contenuto dello Statuto e del manifesto dei valori. E’ giusto che persegua – parole sue – “il sogno di rifare la Dc di De Gasperi, un partito del 15-20% che riesca finalmente a rappresentare, come sessant’ anni fa, le istanze e i valori sociali” nei quali la nostra crede profondamente. Ma se le cose stanno così, a non avere capito che il Pd aveva altre ambizioni (probabilmente fallite), cioè essere una sintesi dall’incontro di più valori, è proprio lei, l’onorevole “nominata”.

E quanto alle compagnie, siamo certi che la Binetti troverà molto più consono alle sue idee il partito di Totò “Vasa vasa” Cuffaro che quel Pd dove, come ha detto il segretario Udc Lorenzo Cesa, “non c’è più spazio per i cattolici che pensano alla tutela della vita”. Quel  Pd che, se non abbiamo capito male, ha nell’alleanza strategica con l’Udc di cui la Binetti diventa da oggi autorevole esponente, la cifra politica della segreteria Bersani. Un Pd quindi che – nel rispetto dello Statuto e del manifesto dei valori che l’On. Binetti immaginiamo abbia condiviso – con questi cattolici che pensano alla tutela della vita ha intenzione di allearsi in modo organico.

Insomma signora Binetti, ha fatto bene ad andarsene, ma non dica che le hanno sbattuto la porta in faccia. Adieu, senza rimpianti. Tranne quello di averle assicurato un posto da parlamentare per altri 3 anni.

Il post è stato pubblicato su Giornalettismo

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