Un vento gelido accompagna questo infinito inverno italiano fatto di tangenti, appalti, sesso e potere, questo “sistema gelatinoso” che emerge dall’ennesima “ordinaria storia di corruzione”.  Il vento gelido dell’indifferenza mista a rassegnazione con cui la pubblica opinione osserva questa “povera patria, schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore”, questi amministratori e funzionari pubblici disinvolti e imprenditori senza scrupoli. Un vento che porta una domanda, mentre chi nacque nell’anno in cui l’Italia fu scossa da Mani pulite si appresta a diventare maggiorenne: in Italia esiste una questione morale?

Perché le cronache di questo lungo inverno italiano raccontano di guerra alle intercettazioni, di denunce per una giustizia politica ad orologeria, di discorsi sulla supremazia degli “eletti” rispetto ai giudici “pubblici dipendenti”. Non di indignazione, schifo e rabbia per questo imperversare di comitati d’affari che prosperano giustificandosi con un “così fan tutti” o in qualche caso addirittura vantandosi delle loro gesta. Sembra che i più si preoccupino del dito degli “eccessi di giustizialismo” – che pure ci sono – anziché della luna della “corruzione diffusa”.

Corruzione diffusa dalla Puglia all’Emilia, dal Piemonte alla Lombardia, fino al caso della Protezione civile. Tutti coinvolti, dal sindaco di Bologna Pd Flavio DelBono con il “Cinziagate” al consigliere PdL “giovane liberale”  Camillo Pennisi detto Milko che con sconcertante disinvoltura intasca una mazzetta davanti a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Unica differenza, per ora, sono le dimissioni dei politici di centrosinistra rispetto all’arroganza degli altri, che tuonano contro le “toghe rosse”.

Anche il vento dell’indifferenza che gela le ossa non è né di destra né di sinistra, così come la scarsa reazione al sistematico attacco alle istituzioni di garanzia e al proliferare sotto la bandiera “del fare” di filiere autoreferenziali di corrotti e corruttori, sottratte a qualsiasi controllo. Un’indifferenza bipartisan, spia di un livello degli anticorpi della nostra società  sceso (o sempre rimasto?) ben sotto il livello di guardia. Eppure questa non è la tangentopoli che “Mani pulite” scoperchiò 18 anni fa. E’ peggio. Allora si agiva anche per conto del partito, ora quasi sempre per carriera e arricchimento personale. Allora un po’ ci si vergognava, adesso si attacca chi indaga.

Oggi si sbadiglia di fronte ad un sistema di omertà e illegalità che, oltre che un fatto di “etica”, è anche un problema economico, una distorsione del mercato, con cui si drenano risorse da merito, capacità imprenditoriale, idee e innovazione verso i “furbetti del quartierino” o gli “amici degli amici”. Si accetta con rassegnazione un sistema gelatinoso anziché chiedere istituzioni più efficienti e trasparenti, mercato e concorrenza.  Così, più che “lo stivale dei maiali” la nostra Italia sembra il regno degli ignavi. Un posto dove la morale diventa moralismo, la voglia di giustizia si chiama giustizialismo, dove chi parla di correttezza, capacità, lavoro, viene deriso come un povero scemo, tra un’occhiata distratta alle “eroiche gesta” di Corona e un ammiccamento maschilista di Berlusconi.

Forse bisognava pensarci, quando pochi giorni fa abbiamo assistito alle celebrazione dello “statista” Craxi dentro il Senato della Repubblica, rimuovendo del tutto il fatto che egli è – nolente o volente – un condannato dai tribunali, simbolo di una stagione di corruzione, arroganza e tangenti. Se non altro per quei ragazzi e ragazze del ‘92 che si affacciano all’età adulta e all’esempio che ricevono. Quest’inverno gelido spazzato dal vento assomiglia ad un sonno senza speranza della coscienza civile di questa povera patria che muore, soffocata dalla gelatina. Forse cambierà. Ma “la primavera, intanto, tarda ad arrivare”.

Buon tutto!

Il post è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

Annunci