Il ministro Angelino Alfano nel corso della trasmissione televisiva “In mezz’ora” ha spiegato che la legge sul legittimo impedimento, il provvedimento che interrompe i processi del premier e dei ministri ha un’unica ragione: “Berlusconi vorrebbe andare in tribunale sempre, ma il tribunale è un luogo dove si studiano i processi e dove ci si difende dalle accuse studiando le carte. Lui avrebbe studiato i faldoni e sottratto tempo al governo. Ma Berlusconi – ha assicurato il Guardiasigilli – non si sottrarrà ai processi: quando avrà finito di governare si farà processare dai tribunali italiani”.

Non opporremo al ministro considerazioni di natura giuridica. Per queste rimandiamo a quanto ha espresso qui su Giornalettismo Tommaso Caldarelli. Quello che si può aggiungere sono considerazioni più semplici, terra terra. Se le cose stanno come ha detto il ministro della Giustizia, il legittimo impedimento viola davvero il principio di uguaglianza davanti alla legge. Perché se il motivo è quello lì, esso dovrebbe valere anche per il chirurgo sotto processo per una rissa al semaforo, o per un dirigente d’azienda imputato per molestie sessuali, o per un imprenditore accusato di offesa a pubblico ufficiale. Tutti “vorrebbero andare in tribunale sempre” ma, costretti dal processo a “studiare i faldoni” per difendersi dalle accuse, sarebbero così distolti dal loro lavoro, di indubbia utilità sociale. Dovrebbero essere scudati anche loro, e molti altri. Almeno fino alla pensione.

Non si capisce poi per quale motivo sia l’imputato e non i suoi avvocati, appositamente e immaginiamo profumatamente pagati, a “studiare quelle carte”. A meno che – e nel caso del nostro presidente del Consiglio questo ha un certo fondamento – non si pensi che sia lui, l’imputato, ad essere il più bravo anche nell’impostare la strategia di difesa e nell’opporre carte, testimonianze e quant’altro nel percorso processuale. Da Presidente-operaio e Presidente-avvocato, è una bella parabola.

Ma a parte queste considerazioni semiserie che commentano dichiarazioni altrettanto semiserie, quello che ci si domanda è perché la priorità del sistema giudiziario italiano continui ad essere, secondo il ministro competente, non il potenziamento degli organici e delle risorse, non la razionalizzazione dei procedimenti amministrativi, non tutte quelle cose che rendono il sistema giudiziario italiano un dedalo inestricabile e incivile ma la realizzazione di uno “scudo” – anche se temporaneo, in attesa della riforma organica (leggi: immunità) – in favore di una o 30 persone. Ma la colpa se non lo capiamo è nostra: siamo menti troppo semplici.

Buon tutto!

Il post è stato pubblicato originariamente su Giornalettismo

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